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Italia, aumentano le malattie croniche e diminuisce l'aspettativa di vita

Gli italiani sono sempre più spesso colpiti da malattie croniche: tra ipertensione arteriosa, ictus ischemico, malattie ischemiche del cuore, scompenso cardiaco congestizio, diabete mellito di tipo 2, BPCO, asma bronchiale, osteoartrosi e disturbi tiroidei nel 2015 il 72,1% delle persone con almeno 2 patologie croniche ha assunto ogni giorno 5 o più farmaci differenti. A svelarlo è il Rapporto Osservasalute 2016, che evidenzia l’aumento del divario tra regioni del Nord e regioni del Sud; un divario che ha pesanti riflessi anche sull’aspettativa di vita.

 

Al Sud, infatti, le minori risorse economiche e la scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione contribuiscono a far sì che la mortalità prematura (cioè prima dei 70 anni di età) sia più alta rispetto a quella registrata nelle altre aree dell'Italia. Esempi tipici sono quelli della Provincia Autonoma di Trento e della Campania: se è vero che nel 2015 ogni cittadino italiano poteva sperare di vivere in media 82,3 anni (80,1 nel caso degli uomini e 84,6 in quello delle donne), a Trento la sopravvivenza era di 83,5 anni (81,2 per gli uomini e 85,8 per le donne) mentre in Campania l'aspettativa di vita era pari a 80,5 anni (78,3 per gli uomini e 82,8 per le donne).

 

In generale, dal 1995 al 2013 la mortalità sotto ai 70 anni è diminuita rispetto alla media nazionale in quasi tutte le regioni del Nord; fanno eccezione la Provincia Autonoma di Trento e la Liguria. Nel Centro non sono state registrate variazioni significative: la mortalità si è mantenuta stazionaria e al di sotto della media nazionale, fatta eccezione per il Lazio, dove è aumentata. Al Sud, invece, la tendenza è all'aumento dei decessi prima delle 70 candeline, con evidente perdita dei miglioramenti registrati nell'immediato dopoguerra.

 

Alla base del problema potrebbero esserci anche le conseguenze delle politiche e delle scelte amministrative delle Regioni; gli screening oncologici, ad esempio, coprono quasi tutta la popolazione lombarda ma solo il 30% dei residenti in Calabria. Il fenomeno, però, non sarebbe soltanto dovuto a una carenza di risorse; infatti in molte regioni del Nord sono stati registrati miglioramenti nonostante non sia stata aumentata la spesa pro capite, mente in alcune regioni del Mezzogiorno, alle quali si aggiunge il Lazio, le performance sono peggiorate nonostante l'aumento delle risorse disponibili.

 

Il Rapporto Osservasalute 2016 dimostra anche la tendenza alla riduzione delle nascite al di sotto del tasso di sostituzione, tanto che per la prima volta negli ultimi decenni si sta assistendo a una lieve diminuzione della popolazione. Oltre un italiano su 5 ha oggi più di 65 anni, ma gli ultracentenari sembrano in diminuzione. In questo scenario gli stili di vita degli italiani non sembrano migliorare mentre l'attenzione alla prevenzione sembra peggiorare. “Complici i non sempre perfetti stili di vita e soprattutto la disparità di accesso ai servizi dei cittadini delle diverse regioni le malattie croniche colpiscono gli italiani a un’età sempre più precoce (determinati da fattori di rischio come il sovrappeso o la sedentarietà che riguardano sempre più giovani), il che significa che gli italiani dovranno convivere con queste patologie per un numero di anni sempre maggiore, con conseguente abbassamento della qualità della vita e costi sempre più insostenibili per il SSN [Servizio Sanitario Nazionale, ndr] – commenta Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, direttore dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane e docente di Igiene all’Università Cattolica – Cosa ancora più grave, il SSN non è ugualmente strutturato in tutto il Paese per assistere adeguatamente questa vasta popolazione di persone - che vanno seguite e curate soprattutto con l’assistenza sanitaria territoriale; questa situazione, in una prospettiva non lontana, potrebbe mettere a rischio la tenuta stessa del sistema. Se non si interviene per tempo – avverte l'esperto – non riusciremo a gestire tutti questi pazienti”.

 

 

Foto: © niroworld – Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 11/04/2017

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