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Diabete di tipo 1: quando serve il trapianto di pancreas?

Quando il pancreas non produce più insulina può essere necessario ricorrere a una soluzione estrema: il trapianto. In questo modo anche chi soffre di diabete di tipo 1 – malattia caratterizzata proprio dall'incapacità di questa ghiandola di produrre l'ormone necessario per controllare i livelli di zuccheri nel sangue – può mantenere la glicemia nella norma senza dover assumere insulina o altri farmaci.

 

In effetti il trapianto di pancreas è indicato proprio per i pazienti che non riescono a gestire il diabete di tipo 1 con l'insulina o con i farmaci da assumere per via orale. In particolare, può essere candidato al trapianto chi è soggetto a regolari svenimenti, deve continuamente recarsi al pronto soccorso a causa dell'alterazione dei livelli di glicemia, non riesce a tenere sotto controllo gli zuccheri nel sangue o ha bisogno di assistenza continua a causa dell'elevato rischio di trovarsi in una situazione di emergenza.

 

I possibili interventi sono 3. Nel caso più semplice si tratta di un trapianto di solo pancreas; i pazienti per cui è indicato questo intervento sono quelli che non hanno problemi renali. Diverso è il caso di chi soffre, oltre che di diabete di tipo 1, di problemi renali in fase terminale; in queste circostanze può essere effettuato contemporaneamente un trapianto di pancreas e un trapianto di reni. Infine, il trapianto di pancreas può essere effettuato dopo un trapianto di reni da donatore vivente; il donatore di pancreas è, invece, una persona deceduta.

 

Fra i rischi dell'intervento sono incluse le infezioni, che in realtà costituiscono un possibile pericolo di tutte le operazioni chirurgiche importanti. Inoltre nei giorni successivi al trapianto il pancreas può infiammarsi e dover affrontare una pancreatite; in genere questo problema di risolve nell'arco di pochi giorni, ma a volte può essere necessario drenare i fluidi che si sono accumulati in eccesso nell'organo trapiantato. Un altro possibile problema è la formazione di coaguli di sangue che possono impedire al nuovo pancreas di funzionare in modo corretto; questo rischio può essere ridotto assumendo farmaci anticoagulanti, che diminuiscono anche la possibilità di dover procedere ad un nuovo intervento chirurgico per rimuovere il coagulo che crea il problema. Infine, anche il trapianto di pancreas può essere soggetto a rigetto; in questo caso il sistema immunitario del paziente attacca il nuovo organo, una reazione che può avvenire anche ad anni di distanza dall'intervento. Per questo motivo chi riceve un trapianto di pancreas deve assumere farmaci immunosoppressori per il resto della sua vita.

 

Purtroppo anche gli immunosoppressori possono scatenare degli effetti collaterali. Chi li assume è ad esempio più suscettibile alle infezioni, può ritrovarsi alle prese con tremori alle mani, può soffrire di disturbi del sonno, pressione alta e sbalzi d'umore, può perdere i capelli o aumentare di peso. Inoltre questi farmaci possono essere associati alla comparsa di problemi gastrointestinali o rash cutanei e all'indebolimento delle ossa. In alcuni casi possono aumentare anche il rischio di cancro; tuttavia, secondogli esperti del settore i pazienti preferiscono in genere assumere per tutta la vita questi medicinali piuttosto che l'insulina; il trapianto di pancreas, insomma, può migliorare davvero la qualità della vita di chi soffre di diabete di tipo 1.

 

 

Foto: © reineg - Fotolia.com

di red.
Pubblicato il 30/03/2018

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