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Cervello, un "pacemaker" per recuperare i ricordi

Applicare un "pacemaker" al cervello potrebbe ripristinare la capacità di memorizzare le informazioni. La somministrazione di impulsi elettrici al cervello sarebbe, infatti, in grado di migliorare le prestazioni mnemoniche. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania di Philadelphia (Usa), secondo cui la stimolazione cerebrale sarebbe efficace solo nei momenti in cui la capacità di creare ricordi risulta in difficoltà, mentre potrebbe essere controproducente quando questa facoltà funziona correttamente.

 

Nel corso della ricerca, gli scienziati hanno individuato i segnali neuronali corrispondenti ai momenti in cui la funzione mnemonica risultava efficace e a quelli in cui incontrava degli errori. Successivamente, hanno testato la scoperta su un gruppo di pazienti neurochirurgici, che ricevevano un trattamento per l'epilessia presso diversi ospedali statunitensi. I volontari sono stati invitati a memorizzare e a richiamare alla mente un elenco di parole comuni, mentre ricevevano livelli sicuri di stimolazione cerebrale. Durante questo processo, i ricercatori hanno registrato l'attività elettrica dei soggetti, utilizzando gli elettrodi che vengono impiantati nel cervello dei pazienti durante la terapia anti-epilettica. 

 

Al termine dell’esperimento, sono riusciti a identificare i biomarcatori che indicano quando la funzione mnemonica ha successo, ossia quando il cervello crea effettivamente nuovi ricordi. "Abbiamo scoperto che, quando la stimolazione elettrica arriva durante i periodi in cui la memoria è efficace, la facoltà di memorizzazione peggiora – spiega Michael J. Kahana, che ha coordinato lo studio -. Ma quando la stimolazione elettrica arriva nei momenti in cui questa funzione vacilla, la capacità di creare ricordi risulta notevolmente più elevata”.

 

Secondo gli scienziati, questo avviene perché stimolare il cervello durante un momento di stallo, permette di ripristinare il normale funzionamento delle capacità mnemoniche. La scoperta, a loro avviso, potrebbe consentire di migliorare la vita di molti pazienti, soprattutto di quelli affetti da lesioni cerebrali traumatiche o da malattie neurologiche, come l’Alzheimer.

 

Foto: © Sergey Nivens - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 03/05/2017