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Tumore al seno nel mondo: le cause della diffusione

Il tumore al seno è responsabile fin del 25% di tutte le nuove diagnosi di cancro ricevute dalle donne in tutto il mondo. La stima arriva dall'American Cancer Society (Acs) e porta l'attenzione sul peso di questa malattia sulla salute della popolazione del pianeta, dove oggi rappresenta la principale causa di decesso per tumori fra le abitanti dei Paesi in Via di Sviluppo e la seconda – dopo quello ai polmoni – nelle nazioni industrializzate.

 

Anche se la maggior parte delle diagnosi e dei decessi per tumore al seno riguardano i Paesi in Via di Sviluppo, dove la loro incidenza sta aumentando gradualmente, il numero di casi per 100 mila donne è più alto in Europa, Stati Uniti e Canada. Tuttavia, le scarse possibilità di accesso ai trattamenti e le diagnosi più tardive fanno sì che i tassi di decesso siano più elevati nei Paesi in Via di Sviluppo; infatti nei Paesi occidentali le diagnosi precoci, più frequenti, aumentano la probabilità di avere a disposizione una cura in grado di sconfiggere la malattia, e l'accesso ai trattamenti è più diffuso.

 

Diagnosi e cure non sono però gli unici fattori in gioco. A suggerirlo è l'analisi dell'incidenza della malattia fra gli abitanti degli Stati Uniti, diversa a seconda dell'etnia presa in considerazione; in particolare, il tumore al seno è meno frequente fra i Nativi Americani e dell'Alaska, fra chi è originario delle isole del Pacifico e dell'Asia e fra gli ispanici. Queste differenze potrebbero essere dovute alle diverse tendenze riproduttive (le donne bianche, ad esempio, tendono a posticipare di più la gravidanza e ad avere meno figli), al ricorso alla terapia ormonale sostitutiva in menopausa e al peso corporeo medio delle diverse etnie.

 

Infatti fra i fattori potenzialmente responsabili del cancro al seno sono inclusi i cambiamenti ormonali determinati dal numero delle gravidanze e dall'età alla quale sono state affrontate e dal numero dei figli avuti. Il rischio è più elevato nelle donne che non hanno mai portato a termine una gravidanza o che hanno partorito per la prima volta dopo i 30 anni, probabilmente a causa di una maggiore esposizione agli estrogeni e al progesterone durante i cicli mestruali, che viene invece ridotta dalla gravidanza e dall'allattamento. Per lo stesso motivo il rischio di tumore al seno sembra aumentare quando si ha la prima mestruazione a un'età molto giovane e se si affronta la menopausa a un'età molto avanzata. Inoltre anche l'assunzione di ormoni può aumentare il rischio di tumore al seno, in particolare se si ricorre per almeno 5 anni all'uso della terapia ormonale sostituiva e se si assumono pillole contraccettive a base di estrogeni e progestinici avendo casi di tumori al seno in famiglia, geni che predispongono all'insorgenza del tumore al seno o problemi alle cellule della mammella pregressi.

 

Gli ormoni entrano in gioco anche in caso di obesità. Infatti l'adipe può aumentare i livelli di estrogeni in circolazione, soprattutto dopo la menopausa, e può essere associato all'aumento del rischio di cancro al seno. Un ruolo potrebbe però essere giocato anche da quello che si mangia; sembra infatti che un'alimentazione ricca di zuccheri possa favorire la crescita e la diffusione del tumore, mentre un eccesso di grassi saturi potrebbe aumentarne il rischio. In effetti, le nazioni africane e asiatiche in cui si tende a mangiare meno zuccheri, meno grassi saturi e meno cibi processati sono caratterizzate da una minore incidenza di tumore al seno.

 

Su alcuni di questi fattori di rischio è possibile agire attivamente per ridurre il rischio di sviluppare un tumore al seno. In particolare,le donne dovrebbero agire sul loro stile di vita per mantenere il peso della norma, limitare il ricorso alla terapia ormonale sostituiva in menopausa, non eccedere con il consumo di alcolici oltre un massimo di un bicchiere al giorno ed evitare la sedentarietà, garantendosi invece un'attività fisica regolare.

 

 

Foto: © Lars Zahner - Fotolia.com

di red.
Pubblicato il 11/05/2017