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Inquinamento atmosferico, potrebbe danneggiare Dna dei bambini

L'inquinamento atmosferico potrebbe danneggiare il Dna dei bambini. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista May journal of occupational and environmental medicine dai ricercatori statunitensi dell'Università della California di Berkeley e della Stanford University, secondo cui i giovani che risiedono in località molto inquinate a causa del traffico urbano potrebbero sperimentare l'accorciamento dei telomeri, le molecole situate nella parte terminale dei cromosomi, che proteggono dalla perdita del Dna durante la divisione cellulare. 

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno esaminato la relazione esistente tra la presenza di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) nell'aria – una sostanza inquinante prodotta dagli scarichi dei veicolo a motore - e l'accorciamento dei telomeri - un tipo di danno del Dna generalmente associato all'invecchiamento, perché le dimensioni di queste molecole diminuiscono con il passare degli anni. In particolare, gli scienziati hanno esaminato il Dna di 14 ragazzini residenti a Fresno, in California, che rappresenta la seconda città più inquinata degli Stati Uniti. 

 

Al termine dell'analisi, gli studiosi hanno scoperto l'esistenza di un rapporto inverso tra l'inquinamento associato al traffico e la lunghezza dei telomeri dei bambini: quanto più aumentavano i livelli del primo, tanto più si accorciavano le dimensioni dei secondi. Secondo gli esperti, i risultati confermano le precedenti prove del fatto che l'inquinamento atmosferico provoca stress ossidativo, che può danneggiare lipidi, proteine e Dna. Inoltre, suggeriscono che nei bambini il processo di accorciamento dei telomeri potrebbe avvenire in modo diverso rispetto a come si verifica negli adulti, e questo potrebbe renderli più vulnerabili agli effetti dannosi dell'inquinamento atmosferico.

 

“È necessaria una maggiore conoscenza degli effetti dell'inquinamento atmosferico a livello molecolare, per progettare interventi e politiche efficaci – dichiara John R. Balmes,  che ha coordinato la ricerca -. I nostri risultati suggeriscono che la lunghezza del telomeri potrebbe essere potenzialmente utilizzata come biomarcatore dei danni al Dna provocati da esposizioni ambientali”.

 

Foto: © Sergey Nivens - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 26/05/2017