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Biopsia della prostata, cosa sapere

La biopsia della prostata è il metodo più efficace per diagnosticare il cancro prostatico. Questa forma di tumore è piuttosto comune tra gli uomini di età superiore ai 50 anni, ma può svilupparsi in qualsiasi momento della vita dell'uomo. L'individuazione precoce consente di tenere sotto controllo la neoplasia e di ostacolarne la progressione verso gli stati più avanzati. Di conseguenza, eseguire la biopsia prostatica nelle prime fasi di sviluppo della malattia può salvare la vita del paziente. Ma cosa bisogna aspettarsi quando ci si sottopone a quest’esame? Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla biopsia della prostata.

 

Come prepararsi all’esame

La preparazione può variare in base alle raccomandazioni del medico. In generale, a chi deve sottoporsi a una biopsia della prostata si richiede di:

- smettere di assumere i farmaci antiaggreganti (come aspirina, ibuprofene e warfarin), che possono accrescere il rischio di sanguinamento;

- portare un campione di urina per verificare se le vie urinarie presentino infezioni (in caso affermativo l’esame va rinviato);

- se necessario, effettuare un clistere per liberare l'ultimo tratto dell'intestino da feci o gas;

- assumere antibiotici prima della biopsia, per prevenire eventuali infezioni.

 

Cosa succede durante la biopsia prostatica

Durante la procedura transrettale, il medico inserisce una sonda a ultrasuoni nel retto del paziente, così da poter creare un'immagine della ghiandola prostatica, che si trova sull'altro lato della parete rettale. Utilizzando quest'immagine come guida, il medico rimuove diversi campioni dalla prostata con uno strumento a molla. Nello specifico, il dispositivo raggiunge la prostata attraverso la parete rettale tramite un ago e rimuove circa 10-12 nuclei delle cellule prostatiche (di solito cinque o sei da ciascun lato della ghiandola). In alcuni casi, il medico può decidere che è necessario acquisire un campione più grande, per cui esegue una biopsia prostatica a “saturazione”, che prevede il prelievo di 20-30 campioni. L'intera procedura dura circa 20 minuti. Dopo la biopsia, i medici possono suggerire al paziente di assumere un antibiotico per prevenire infezioni (se non l’ha fatto in precedenza). Un'altra procedura, definita “biopsia transperineale” comporta un piccolo taglio tra l'ano e lo scroto, attraverso cui viene inserito l’ago nella prostata. 

 

L’intervento è doloroso?

Nella maggior parte dei casi, prima di eseguire la procedura il medico esegue un'iniezione anestetica nella ghiandola prostatica del paziente. Ciononostante, è possibile sentire un pizzico quando l'ago punge la prostata. La maggior parte degli uomini riferisce di aver sentito solo un dolore lieve o moderato durante l’esame, ma alcuni affermano di aver sperimentato una sofferenza maggiore. Dopo l’intervento, come avviene per tutte le procedure invasive, è possibile sperimentare un indolenzimento e un po’ di dolore, fino alla rimarginazione delle ferite.

 

Rischi e complicazioni

Come tutte le procedure invasive, la biopsia prostatica presenta alcuni rischi. I fattori di rischio più comuni sono l'infezione e il sanguinamento. Altri rischi includono la presenza di sangue nello sperma o nelle urine, la sensazione di dolore persistente per alcuni giorni e difficoltà a urinare. 

Per prevenire ulteriori complicazioni dopo la biopsia, gli uomini dovrebbero prestare attenzione ai seguenti segni:

- sanguinamento prolungato o abbondante;

- febbre;

- difficoltà a urinare;

- peggioramento del dolore.

In presenza di questi sintomi, si consiglia di consultare il medico, perché potrebbe essere presente un'infezione.

 

Foto: © shefkate - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 16/06/2017

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