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In arrivo il super-antibiotico

Un super-antibiotico potrebbe contrastare efficacemente l’azione dei super-batteri: grazie all’unione di tre diversi meccanismi d’azione, sarebbe in grado d’impedire ai microrganismi di diventare resistenti ai suoi effetti. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Pnas dai ricercatori del The Scripps Research Institute di La Jolla (Usa), secondo cui il farmaco potrebbe rappresentare un valido alleato nella lotta contro le infezioni e l’antibiotico-resistenza.

 

Il medicinale è stato ottenuto aumentando la potenza di un antibiotico usato da 60 anni, chiamato vancomicina. In precedenza gli scienziati avevano osservato che i batteri sono riusciti a sviluppare una resistenza alla vancomicina soltanto negli ultimi tempi. Questo fenomeno li ha indotti a pensare che i microrganismi abbiano difficoltà a superare il "meccanismo d'azione" originale dell’antibiotico, che risulta in grado di ostacolare la capacità dei batteri di formare pareti cellulari. 

 

Durante studi precedenti, il team aveva quindi apportato due modifiche all’antibiotico, che ne avevano potenziato l’efficacia. Nel corso di questa indagine, hanno poi introdotto un nuovo cambiamento che consente all’antibiotico d’interferire con la parete cellulare dei batteri in modo del tutto nuovo. I risultati della sperimentazione sono apparsi promettenti: il medicinale è stato in grado di eliminare non solo le specie originarie dei batteri Enterococchi, ma anche quelle che avevano sviluppato una resistenza alla vancomicina.

 

I ricercatori spiegano che la nuova versione del farmaco, che combina le tre modifiche, rende la vancomicina 1.000 volte più potente. Ciò consente di utilizzarne quantità inferiori per combattere le infezioni. Inoltre, precisano che rappresenta il primo antibiotico ad avere tre meccanismi di azione indipendenti: questo ne aumenta l’efficacia, perché anche se i microrganismi fossero in grado di resistere a uno di questi meccanismi, sarebbero eliminati dagli altri due. “Gli organismi non possono lavorare simultaneamente per trovare un modo per affrontare tre meccanismi d’azione indipendenti – osserva Dale L. Boger, che ha coordinato l’indagine -. Anche se fossero in grado di trovare una soluzione a uno di questi meccanismi, sarebbero comunque uccisi dagli altri due”.

 

Foto: © nobeastsofierce - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 01/06/2017