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L'algoritmo per gestire le emergenze sanitarie

Sviluppato un nuovo sistema informatico capace di migliorare la gestione delle emergenze sanitarie. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Cybernetics and Systems-An International Journal dai ricercatori dell'Upv/Ehu's Computational research group di San Sebastian (Spagna) e dell'Università del Cile di Santiago (Cile), che hanno realizzato un metodo capace di aiutare a determinare il livello di gravità delle condizioni dei pazienti.

 

Durante la ricerca, gli scienziati hanno analizzato migliaia di dati relativi ai valori fisiologici dei pazienti ricoverati presso due ospedali di Santiago del Cile, per sviluppare un sistema di algoritmi capace d'individuare la serietà delle condizione dei malati. Grazie a questo strumento, spiegano gli esperti, sarà possibile migliorare il trattamento dei pazienti – perché sarà possibile individuare subito i casi più gravi - e la gestione delle risorse dei servizi sanitari. 

 

Nello specifico, per realizzare questi sistema i ricercatori hanno utilizzato due database: il primo riguardava i pazienti pediatrici che erano stati ricoverati nell'unità di terapia intensiva a causa di problemi respiratori; il secondo, invece, conteneva i dati dei pazienti che inizialmente erano stati dimessi dal pronto soccorso, ma dopo pochi giorni erano tornati ed erano stati ricoverati in ospedale. Gli esperti precisano che la scelta di usare queste due banche dati coincide con “due dei più grandi problemi sanitari diffusi nelle grandi città come Santiago del Cile – spiega Asier Garmendia, che ha diretto lo studio -: le malattie respiratorie causate dall'inquinamento e la gestione della presa in carico dei pazienti che richiedono assistenza medica”.

 

Nel primo caso, l'obiettivo dell'analisi era quello di specificare il grado di triage, ossia la variabile che permette di classificare i pazienti in base alla loro gravità e di trattare prima quelli che hanno maggior bisogno di cure. “Per mezzo di algoritmi d'intelligenza computazionale, potrebbe essere possibile prevedere quale sia il triage – precisa il ricercatore -. L'obiettivo è quello di monitorare automaticamente i pazienti e di fare in modo che un allarme avverta quando le condizioni dei malati peggiorano”.

 

Nel secondo caso, l'indagine puntava a migliorare lo smistamento dei pazienti che si recano al pronto soccorso. “Il problema è che una parte dei pazienti che vengono mandati a casa durante la prima visita tornano al pronto soccorso dopo pochi giorni e poi vengono ricoverati in ospedale – prosegue Garmendia -. Circa il 14% dei casi pediatrici tornano entro un periodo compreso tra 3 e 7 giorni, per poi essere ammessi in ospedale. Nel caso dei pazienti adulti, si tratta di uno su tre. Avere a disposizione un sistema che risolva questo problema, consentirebbe di migliorare la cura dei pazienti e di produrre anche notevoli risparmi economici”.

  

Finora il sistema sviluppato dagli scienziati è stato in grado d'identificare la gravità delle condizioni dei pazienti con una precisione del 60%. Tuttavia, gli esperti ritengono che debba essere ancora perfezionato. “Il nostro sistema è stato capace d'individuare la presenza di condizioni serie in sei pazienti su dieci, che in principio non sembravano tanto gravi da dover essere ricoverati in ospedale – conclude Garmendia -. Questo sistema potrebbe essere applicato negli ospedali di tutto il mondo, ma prima dobbiamo lavorare ulteriormente sulla sua progettazione, per ampliare il numero dei dati e apportare le necessarie correzioni”.

 

Foto: © Scanrail - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 13/06/2017

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