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Il caldo minaccia la salute di un terzo della popolazione mondiale

La salute di un terzo della popolazione mondiale potrebbe essere seriamente messa a rischio dal riscaldamento climatico globale. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change dai ricercatori della University of Hawai’i at Mānoa di Honolulu (Usa), secondo cui attualmente il 30% dei cittadini di tutto il mondo è esposto a ondate di calore mortali per almeno 20 giorni l'anno. E se le emissioni di CO2 continueranno a crescere al tasso attuale, entro il 2100 il 74% della popolazione globale potrebbe essere esposto a ondate di calore potenzialmente letali. 

 

"Le ondate di caldo letali sono molto comuni – spiega Camilo Mora, che ha diretto lo studio -. Non so perché noi come società ci preoccupiamo così poco di questi pericoli. L’ondata di calore che ha colpito l’Europa nel 2003 ha ucciso circa 70.000 persone – un numero 20 volte maggiore rispetto a quello degli individui che sono morti durante gli attacchi dell'11 settembre”.

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno esaminato oltre 30.000 pubblicazioni e individuato 1.949 studi, condotti tra il 1980 e il 2014, riguardanti casi in cui le temperature elevate avevano provocato la morte di più persone. In particolare, hanno identificato 783 episodi di caldo eccessivo che avevano determinato la perdita di molte vite umane in 164 città, localizzate in 36 stati diversi. Al termine dell’analisi, gli scienziati hanno identificato una soglia oltre la quale la temperatura e l’umidità diventano mortali. L'area del pianeta in cui questa soglia viene superata per almeno 20 giorni all'anno è cresciuta, e dovrebbe continuare ad aumentare anche se le emissioni di gas serra saranno drasticamente ridotte. Attualmente, circa il 30% della popolazione umana mondiale è esposto ogni anno a queste condizioni ambientali.

 

Gli studiosi hanno rilevato diversi esempi di queste ondate di caldo letali: quella che ha colpito l’Europa nel 2003, provocando la morte di circa 70.000 persone; quella che si è verificata a Mosca nel 2010, che ha ucciso 10.000 individui; l’ondata di calore che ha provocato il decesso di 700 persone a Chicago nel 1995. Ma sono state colpite da ondate di calore mortali anche altre città, come New York, Washington, Los Angeles, Chicago, Toronto, Londra, Pechino, Tokyo, Sydney e San Paolo. Secondo gli esperti, se le emissioni di carbonio non saranno ridotte, entro il 2100 tre persone su quattro saranno esposte a ondate di caldo potenzialmente letali. Ma anche nel caso in cui la produzione di sostanze inquinanti sarà fortemente ridotta, entro la fine del secolo l'esposizione riguarderà comunque una persona su due (48%).

 

Gli scienziati precisano che i rischi maggiori sono corsi dalle persone che vivono nelle aree tropicali, dove bastano lievi aumenti delle temperature medie o dell'umidità a provocare la morte. Tuttavia, gli autori sottolineano che il caldo può essere mortale anche a temperature moderate, come 30 gradi Celsius, se  combinato con un'umidità molto elevata.

 

"Stiamo esaurendo le scelte per il futuro – conclude il dottor Mora -. Molte persone in tutto il mondo stanno già pagando il prezzo più alto a causa delle ondate di calore, e mentre i modelli suggeriscono che è probabile che questa situazione continui, potrebbe andare molto peggio se le emissioni non saranno notevolmente ridotte. L’organismo umano può funzionare solo all’interno di una ristretta gamma di temperature corporee che si aggirano intorno ai 37° C. Le ondate di calore rappresentano un notevole rischio per la vita umana, perché il caldo, aggravato dall'alta umidità, può aumentare la temperatura corporea, determinando condizioni che mettono a rischio l’esistenza stessa”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 28/06/2017

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