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A rischio due miliardi di persone (entro il 2100) con innalzamento mari

Nel 2100, circa un quinto della popolazione mondiale potrebbe trovarsi senza dimora a causa dell’innalzamento dei mari provocato dai cambiamenti climatici. Nello specifico, ci saranno 2 miliardi di rifugiati, costretti a spostarsi dalle coste all’entroterra per trovare un nuovo luogo dove viere. Lo affermano Charles Geislera della Cornell University di Ithaca (Usa) e Ben Currensb dell’Università del Kentucky di Lexington (Usa), in uno studio pubblicato sulla rivista Land Use Policy. Secondo i due esperti, entro il 2060 i rifugiati saranno circa 1,4 miliardi, mente all’inizio del prossimo secolo il numero salirà a 2 miliardi.

 

Gli autori evidenziano che le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai provocato dal riscaldamento globale sono ancora sottovalutate, tanto che attualmente solo la Cina e la Florida stanno studiando delle strategie per gestire un eventuale trasferimento della popolazione dalle zone costiere a quelle interne. “Ci muoviamo in una direzione che prevede che ci sia meno terra a disposizione per le persone, e più in fretta di quanto crediamo - spiega il professor Geisler -. Il futuro aumento del livello medio del mare probabilmente non sarà graduale. Tuttavia, pochi responsabili politici stanno prendendo in esame le significative barriere all'ingresso che i rifugiati provenienti dalle zone costiere, come gli altri rifugiati, incontreranno quando migreranno verso le località che si trovano più in alto”.

 

Le Nazioni Unite hanno stimato che la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere i 9 miliardi di persone entro il 2050 e gli 11 miliardi entro il 2100. Di conseguenza, crescerà anche il fabbisogno alimentare degli individui. Tuttavia, la disponibilità di terreni coltivabili sembra destinata a diminuire. “Le forze contrastanti rappresentate dalla fertilità umana, la sommersione delle zone costiere, la tendenza dei rifugiati a cercare riparo verso le zone interne e gli ostacoli al reinsediamento rappresentano un problema enorme - prosegue Geisler -. Secondo le nostre stime, i territori non saranno in grado di sostenere le nuove ondate di rifugiati che saranno costretti a spostarsi a causa del clima e delle guerre, l’esaurimento delle risorse naturali, la riduzione della produttività primaria netta, la desertificazione, l’espansione urbana, lo sfruttamento del suolo, la ‘pavimentazione del pianeta’ con le strade, la fuoriuscita di gas serra e lo scioglimento dei ghiacciai”.

 

I ricercatori evidenziano che in passato gli uomini hanno profuso notevoli sforzi per “strappare” terreni agli oceani. Adesso, a causa dell’inquinamento e del conseguente riscaldamento globale, sta accadendo esattamente l’opposto: il mare si sta riappropriando degli spazi terrestri. Cosa fare per impedire questa situazione? Gli scienziati precisano che occorre ridurre l’emissione di sostanze inquinanti. “È necessario limitare le emissioni di gas serra - conclude l’esperto -. Rappresenta la migliore protezione contro i cambiamenti climatici, l'aumento del livello del mare e le conseguenze catastrofiche che probabilmente si verificheranno in futuro sulle coste e nell'entroterra”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 12/09/2017