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Anche gli uomini hanno il loro orologio biologico

Anche gli uomini possiedono un orologio biologico: con il passare degli anni, le chance di concepire potrebbero diminuire anche nel sesso maschile. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston (Usa) e presentato durante il convegno annuale dell'European Society of Human Reproduction and Embryology, che si è svolto dal 2 al 5 luglio a Ginevra (Svizzera).  Secondo gli esperti, anche se l’età della donna svolge un ruolo maggiore, le probabilità di dare alla luce un bambino si riducono man mano che aumentano gli anni del partner maschile.

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno esaminato i risultati di 19 mila cicli di fecondazione in vitro eseguiti da 7.753 coppie in una clinica di Boston, tra il 2000 e il 2014. Le donne che hanno preso parte allo studio sono state suddivise in quattro fasce d’età: meno di 30 anni, tra i 30 e i 35 anni, tra i 35 e i 40 anni e tra i 40 e i 42 anni. Gli uomini, invece, sono stati suddivisi in cinque gruppi: meno di 30 anni, tra i 30 e i 35 anni, tra i 35 e i 40 anni, tra i 40 e i 42 anni e over 42. L’indagine ha evidenziato che le probabilità di concepimento risultavano più basse nel gruppo delle donne di età compresa tra 40 e 42 anni. In questo caso, l’età del partner maschile non ha influenzato il risultato. Questo, spiegano gli esperti, dimostra che l’età femminile avanzata svolge un ruolo più rilevante nel determinare l’insuccesso della procedura.

 

Tuttavia, nelle altre fasce di età femminile, le probabilità di mettere al mondo un bambino sono state significativamente influenzate dall'età del partner maschile. È emerso, infatti, che le possibilità di successo diminuivano con l’aumento dell’età dell'uomo. In particolare, gli esperti hanno osservato che nelle coppie in cui la donna aveva un’età inferiore ai 30 anni, le probabilità di dare alla luce un figlio erano pari al 73% se il partner maschile aveva un’età compresa tra 30 e 35 anni, e al 46% se l’uomo aveva tra 40 e 42 anni. 

 

“In generale, non abbiamo rilevato alcun significativo calo delle nascite nei casi in cui le donne avevano un partner della stessa età o più giovane – spiega Laura Dodge, che ha guidato l’indagine -. Invece, nei casi in cui le donne avevano un’età compresa tra 35 e 40 anni, avere un partner di età inferiore ai 30 anni presentava benefici significativi, perché aumentava del 30% le probabilità di dare alla luce un bambino, rispetto ad avere un compagno di età compresa tra 30 e 35 anni. Abbiamo poi constatato un significativo calo del tasso di natalità nei casi in cui il partner maschile rientrava nelle fasce d’età più anziane”.

 

I ricercatori ipotizzano che il declino della fertilità maschile potrebbe essere dovuta a un peggioramento della qualità degli spermatozoi. Tuttavia, ritengono necessario condurre ulteriori studi per scoprire con certezza le cause di questo fenomeno. “Sia i risultati di questo studio che i lavori precedenti dimostrano che l'età femminile ha un effetto più grande sulla fertilità rispetto all'età maschile – aggiunge la dottoressa Dodge -. Mentre l'influenza dell'età femminile sulla fertilità è in gran parte dovuta a un aumento dei tassi di anomalie cromosomiche, i meccanismi responsabili dell'effetto dell'età maschile sono più sottili. Quando abbiamo esaminato l'effetto della sola età femminile, abbiamo visto una riduzione relativa del 46% tra un’età inferiore ai 30 anni e una compresa tra 40 e 42 anni, mentre quando abbiamo preso in considerazione solo l'età maschile, abbiamo osservato una riduzione relativa del 20% tra le stesse fasce d'età”.

 

Foto: © Giovanni Cancemi – Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 07/07/2017

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