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Epatite E, decuplicati i casi in Europa

In dieci anni, il numero delle infezioni da virus dell'epatite E (Hev) è decuplicato in Europa. Lo evidenzia uno studio pubblicato dallo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), secondo cui la diffusione dell’epatite E è in costante aumento nei paesi dell'Unione Europea e dello Spazio economico europeo (UE/See), dove tra il 2005 e il 2015 sono stati registrati 21.081 casi.

 

L’indagine rileva che il numero delle infezioni è aumentato ogni anno, passando dai 514 casi del 2005 ai 5.617 casi del 2015.  È invece diminuita la percentuale delle persone che sono state ricoverate in ospedale a causa dell'infezione da Hev. Tra il 2011 e il 2015 l’incidenza della malattia è triplicata. Infine, nel decennio preso in considerazione l’epatite E ha provocato il decesso di 28 persone. 

 

"Il nostro studio fornisce un interessante quadro delle infezioni da epatite E e delle attività correlate in tutta Europa – spiega Mike Catchpole, Direttore sceintifico di Ecdc -. I risultati delle indagini evidenziano anche un quadro relativamente misto, in cui 20 paesi hanno stabilito sistemi specifici di sorveglianza e protocolli di collaudo, mentre gli altri non effettuano alcuna sorveglianza contro l'epatite E”.

 

L’analisi evidenzia che la malattia ha colpito principalmente le persone di età superiore ai cinquant'anni. Gli esperti precisano che la maggior parte delle infezioni si presenta in forma asintomatica e generalmente provoca disturbi lievi. Tuttavia, in alcuni casi può assumere una forma severa e causare problemi cronici che possono persino portare alla morte.

 

“Una possibile spiegazione per l'aumento dei casi segnalati nel corso degli anni potrebbe essere la maggiore consapevolezza della malattia e un’esecuzione più frequente degli esami diagnostici diretti a rilevare l'epatite E, ma un ruolo potrebbe essere stato svolto anche dai fattori dietetici – conclude l’esperto -. Quando si discute dell'obiettivo per la salute pubblica di eliminare l'epatite virale entro il 2030, occorre tenere presente anche l'epatite E”.

 

Foto: © fotoliaxrender - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 17/07/2017

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