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AIDS, dal 2005 dimezzato il numero di casi mortali

Buoni risultati nella lotta mondiale contro HIV e AIDS. In dieci anni il numero dei decessi si è dimezzato e più di un sieropositivo su due ha ormai accesso ai trattamenti antiretrovirali. Tuttavia restano nel mondo due regioni in cui la situazione è più critica e in contro tendenza: l'Europa dell'Est e l'Asia Centrale. È quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'UNAIDS, l’agenzia delle Nazioni Unite per HIV e AIDS. 

 

Nel 2016 19,5 milioni dei 36,7 milioni di individui che convivono con il virus dell'HIV hanno avuto accesso al trattamento: sono il 53% mentre i decessi sono scesi dagli 1,9 milioni del 2005 al milione del 2016. I progressi maggiori sono stati segnati nell'Africa orientale e meridionale dove si conta oltre la metà delle persone contagiate dal virus

 

Si è dunque sulla strada giusta verso i traguardi che l'agenzia si è posta, come quello dei 30 milioni di sieropositivi in trattamento entro il 2020: “Il target del 2015 di 15 milioni di persone in trattamento è stato raggiunto”, ha detto il direttore esecutivo di UNAIDS Michel Sidibé. “Ora nessuno sarà lasciato indietro”. 

 

I tre obiettivi da raggiungere entro il 2020 sono racchiusi nella formula 90-90-90, lanciata nel 2014: il 90% dei soggetti colpiti deve sapere di essere sieropositivo, il 90% di questi deve accedere alla terapia antiretrovirale e il 90% dei sieropositivi in trattamento dev'essere a “carica virale negativa”, quindi con un rischio di contagio pari a zero. 

 

Per il primo traguardo si è al 70%; al 77% per il secondo e all'82% al terzo. In alcuni Stati si è già raggiunto il triplice obiettivo: Regno Unito, Svezia, Danimarca, Islanda, Singapore, Botswana e Cambogia. 

 

Preoccupa invece la situazione in Europa dell'Est e in Asia Centrale dove le morti associate all'AIDS sono aumentate così come i contagi: in Russia sono aumentati del 75%. Globalmente invece si è raggiunto il risultato del dimezzamento dei nuovi contagi tra i bambini e del 16% in generale. 

 

Molto resta ancora da fare: solo il 43% dei bambini ha accesso alla terapia antiretrovirale, ad esempio. È necessario poi insistere sulla prevenzione tra i giovani e i giovanissimi, dai 15 ai 24 anni.

 

Foto: © cienpiesnf - Fotolia.com

di Vito Miraglia
Pubblicato il 24/07/2017