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Nella vita di coppia si condivide tutto. Anche i microbi

Vivere insieme non significa condividere soltanto ambienti domestici, pasti e abitudini, ma anche i microbi. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista mSystems dai ricercatori dell'Università di Waterloo (Canada), secondo cui l’analisi dei batteri presenti sulla pelle di due persone potrebbe svelare, con un'accuratezza di quasi il 90%, se formano una coppia

 

Nel corso dell’indagine, gli autori hanno esaminato i microrganismi presenti sulla cute di 10 coppie di conviventi eterosessuali. In particolare, hanno analizzato con un algoritmo informatico 330 campioni di pelle raccolti da 17 diverse parti del corpo dei 20 partecipanti, comprese le palpebre, le narici esterne e interne, le ascelle, il busto, la schiena, l'ombelico e i palmi delle mani. Al termine dell’esperimento, hanno scoperto che vivere insieme influisce in modo significativo sulle comunità microbiche presenti sulla cute delle persone. Sono stati, infatti, in grado d’identificare gli individui che abitavano insieme con un’accuratezza dell’87%.

 

Gli studiosi hanno osservato che le comunità microbiche presenti sulla pelle di ciascun individuo erano molto somiglianti a quelle ospitate sulla cute dei loro partner, ma con qualche differenza: i microrganismi presenti sulla coscia interna erano più simili tra le persone dello stesso sesso che tra i conviventi. Risultavano, invece, molto somiglianti i batteri presenti sui piedi delle persone che formavano una coppia. “Questo ha senso - osserva Josh D. Neufeld, che ha coordinato la ricerca -. Ci si fa la doccia e si cammina a piedi nudi sulle stesse superfici. Questo processo probabilmente costituisce una forma di scambio di microbi tra i partner, e anche con la casa”.

 

Gli esperti annunciano di voler studiare, in futuro, la condivisione di batteri tra partner dello stesso sesso e tra coppie di etnia diversa. Lo scopo di questa ricerca, precisa Neufeld, è scoprire in che modo i microbi presenti sulla pelle si adattino al loro ospite - non solo in riferimento alle persone, ma anche agli altri mammiferi. “In definitiva - conclude l’esperto -, quello che stiamo cercando di sapere è se i microrganismi cutanei si siano co-evoluti insieme ai loro ospiti nel tempo”.

 

Foto: © JackF - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 05/09/2017