Logo salute24

Per riprendersi dopo un'anestesia, serve un caffè

Dopo aver subito un’anestesia, bere un caffè potrebbe aiutare a tornare lucidi. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Neurophysiology da un gruppo di ricerca statunitense coordinato da Zheng Xie dell’Università di Chicago, secondo cui la caffeina sarebbe in grado di accelerare i tempi di recupero.

 

Gli autori sono giunti a questa conclusione dopo aver condotto diversi esperimenti sui topi. In particolare, hanno somministrato a due gruppi di roditori adulti una concentrazione del 3% di un anestetico generale per un'ora, per simulare gli effetti di una breve procedura chirurgica. Durante gli ultimi 10 minuti di esposizione, gli animali hanno ricevuto un'iniezione di caffeina oppure una di soluzione salina. Successivamente, gli scienziati hanno ripetuto il test altre due volte, fornendo dosi sempre più elevate di caffeina. Al termine di tutte le sperimentazioni, hanno osservato che i topi che avevano ricevuto la caffeina si svegliavano sempre prima rispetto agli altri, soprattutto quando è stata somministrata la dose più alta della sostanza eccitante: in questo caso i tempi di recupero apparivano dimezzati.

 

Secondo i ricercatori, l’effetto riscontrato durante i test sarebbe dovuto a due diversi meccanismi. La caffeina, spiegano, da una parte alza il livello organico di adenosina monofosfato ciclico (cAMP) - un composto che regola la funzione cellulare -, mentre dall’altra agisce come antagonista del recettore dell'adenosina - un composto che controlla l'attività dei nervi. Ricerche precedenti hanno dimostrato che un aumento dei livelli di cAMP accelera il recupero di chi ha subito un'anestesia generale. Inoltre, è stato osservato che quando l'adenosina si lega ai suoi recettori, l'attività nel sistema nervoso rallenta, causando sonnolenza. 

 

Per determinare esattamente in che modo la caffeina riduce i tempi del risveglio dopo l’anestesia generale, gli studiosi hanno condotto ulteriori esperimenti. Hanno somministrato ai topi a un altro antagonista del recettore dell'adenosina (preladenant) o a un integratore vegetale appartenente alla famiglia della menta (forskolin) che, come la caffeina, solleva i livelli di cAMP. Hanno così osservato che entrambe queste sostanze hanno ridotto i tempi di recupero degli animali, ma non quanto la caffeina, che ha bloccato entrambi i recettori dell'adenosina e aumentato la concentrazione di cAMP. Secondo gli esperti, i risultati suggeriscono che parte della velocità di recupero è dovuta al blocco dei recettori dell’adenosina, ma l’effetto benefico sarebbe dovuto soprattutto all’innalzamento dei livelli di cAMP.

 

Foto: © Africa Studio - Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 21/09/2017