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Caviglia, perché è importante prevenire le distorsioni

La distorsione alla caviglia è uno degli infortuni più comuni che riguardano non solo gli sportivi. Basta camminare su un terreno dalla superficie accidentata per prendere la classica “storta” e causare un danno ai legamenti. È importante prevenire e trattare in modo adeguato le distorsioni per evitare problemi ulteriori come la cronicizzazione del dolore e la cosiddetta caviglia instabile o anche l'artrite.

 

I segni della distorsione

 

Le distorsioni più frequenti interessano la parte esterna della caviglia e provocano immediatamente dolore. I tessuti colpiti sono i legamenti, l'insieme delle fibre che collegano osso a osso e che possono subire un diverso grado di lesione. In base alla severità dell'infortunio anche i sintomi saranno diversi. Se il grado è massimo non si riuscirà a poggiare il piede per terra esercitando pressione su di esso.  

 

In genere il dolore è localizzabile davanti e sotto il malleolo peroneale, la sporgenza più bassa del perone, l'osso laterale della gamba. Dolore, gonfiore e tumefazione, con l'area interessata che viene percepita come soffice al tatto, fino all'instabilità quando la lesione è completa, sono i segni tipici di una distorsione alla caviglia. 

 

Per gli sportivi che sollecitano l'articolazione della caviglia, come chi pratica, ad esempio, basket e calcio, pallavolo, tennis, rugby, la distorsione è piuttosto frequente. Ma è sufficiente camminare o correre su terreni instabili per rischiare questo tipo di infortunio. In entrambi gli scenari una delle cause più frequenti di lesione è il movimento in cui la caviglia ruota bruscamente all'interno.

 

Il trattamento

 

La diagnosi di distorsione alla caviglia viene eseguita mediante ecografia e risonanza magnetica. Il recupero, invece, prevede il riposo e la protezione dell'articolazione e poi la riabilitazione per ripristinare il movimento e la flessibilità articolare. Il recupero sarà completo quando si potrà tornare a svolgere quelle attività che vanno a sollecitare la caviglia. 

 

Il primo intervento per casi non troppo gravi è riassumibile nell'acronimo RICE. R sta per rest, ovvero riposo; i per ice, ovvero ghiaccio, che può essere applicato sull'area interessata per ridurre il gonfiore e alleviare il dolore; C per compression, ovvero un bendaggio o una gessatura per stabilizzare l'articolazione ed E per elevetion, ovvero elevazione, la posizione in cui dovrà stare per un po' l'arto. I tempi di recupero variano in base al grado dell'infortunio: da un paio di settimane ad alcuni mesi.  

 

La chirurgia è un'opzione remota e può essere eseguita anche in artrosopia.

 

La prevenzione

 

Mantenere una buona forza muscolare, una buona capacità di equilibrio e la flessibilità dell'articolazione sono tutte strategie utili per contenere il rischio di distorsione. È importante prestare attenzione quando si cammina o si corre su superfici sconnesse e indossare sempre scarpe adeguate. In questo modo si potranno prevenire le recidive che possono cronicizzare la condizione. 

 

Dopo una prima lesione i legamenti, se non si procede con il trattamento più consono, possono non guarire completamente. La distorsione potrebbe non “segnalarsi” all'individuo perché i tendini potrebbero supplire alle funzioni dei legamenti. Il dolore sarà cronico e le sollecitazioni sulla caviglia potranno peggiorare la lesione. La cronicizzazione può inoltre essere accompagnata dall'instabilità, ovvero da una sensazione di caviglia che sfugge via con l'articolazione indebolita e prona a nuove lesioni.

 

Foto: © decade3d - Fotolia.com

 

di Vito Miraglia
Pubblicato il 09/08/2017