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La solitudine che fa morire

La solitudine potrebbe aumentare il rischio di mortalità precoce. Lo evidenzia uno studio presentato il 5 agosto a Washington (Usa) dai ricercatori della Brigham Young University di Provo (Usa), durante la 125° Convention annuale dell’American Psychological Association. Secondo gli esperti, per la salute pubblica l'isolamento sociale potrebbe costituire una minaccia peggiore dell'obesità.

 

“Avere rapporti sociali con gli altri è considerato un bisogno umano fondamentale, cruciale sia per il benessere che per la sopravvivenza - spiega Julianne Holt-Lunstad, che ha diretto lo studio -. Esempi estremi mostrano i neonati che non hanno contatto umano non riescono a crescere bene e spesso finiscono per morire, e in effetti, l'isolamento sociale o il confinamento solitario sono stati utilizzati come una forma di punizione. Tuttavia una parte crescente della popolazione statunitense ora sperimenta regolarmente l'isolamento sociale”.

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno condotto due meta-analisi. Nella prima hanno esaminato i dati raccolti da 148 studi, che avevano coinvolto oltre 300.000 persone, scoprendo che una maggiore connessione sociale sarebbe associata a un rischio di morte precoce inferiore del 50%. Durante la seconda indagine, invece, hanno analizzato i risultati di 70 studi che hanno coinvolto più di 3,4 milioni di individui provenienti principalmente dall'America settentrionale, ma anche dall’Europa, dall’Asia e dall’Australia. Le ricerche avevano esaminato il ruolo svolto dall'isolamento sociale, dalla solitudine e dall’abitare da soli sulla mortalità. Al termine dell’analisi, i ricercatori hanno osservato che tutti e tre questi fattori hanno un effetto significativo e uguale sul rischio di morte prematura. Inoltre, questo pericolo sarebbe pari o maggiore rispetto a quello associato ad altri noti fattori di rischio come l'obesità.

 

“Ci sono forti evidenze del fatto che l'isolamento sociale e la solitudine aumentino significativamente il rischio di mortalità precoce e che la portata di questo rischio superi quella di diversi indicatori di salute – precisa la dottoressa Holt-Lunstad -. Con il crescente invecchiamento  della popolazione, l'effetto sulla salute pubblica è destinato ad aumentare. Molte nazioni suggeriscono, infatti, che ci troviamo di fronte a un'‘epidemia di solitudine’. La sfida che dobbiamo affrontare è quindi capire cosa si possa fare per affrontarla”.

 

Foto: © bramgino – Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 08/08/2017