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Palliative: solo il 20% è assistito in casa

Conosciute, apprezzate, ma in molti casi ostacolate dalla burocrazia o dalla carenza di infrastrutture e operatori. Il 93% dei medici di famiglia è pronto ad utilizzare le cure palliative e a fornire assistenza domiciliare al paziente terminale, ma preferirebbe avere il sostegno di un`équipe di esperti. Il dato emerge da un`indagine della Società Italiana di Medicina Generale che ha condotto un sondaggio su circa 1.700 aderenti.
Si scopre così che il 40% dei medici di famiglia italiani sa che l’obiettivo delle cure palliative è migliorare la qualità di vita del malato, il 60% sostiene la necessità di un piano di cura individuale, il 92% sa che non vi sono limiti alla dose massima di morfina. Quando il problema si sposta sul territorio, circa uno su sei, precisamente il 16% del campione, considera insufficiente il livello di assistenza ai malati terminali erogato nella propria Asl, percentuale che si alza al 33% se riferita al sostegno ai familiari.
Se l`informazione e la conoscenza crescono, le potenzialità di una terapia del dolore personalizzata e diffusa si scontrano con barriere insormontabili: la mancanza di una figura professionale formata per assistere a domicilio la fragilità è una di queste. La stragrande maggioranza dei medici avverte infatti la necessità di operatori che, quando serve, possano occuparsi anche di fornire aiuto psicologico.
"Il livello di conoscenza dei medici di famiglia nel campo delle cure palliative domiciliari è risultato molto alto", è la constatazione di Pierangelo Lora Aprile, responsabile nazionale SIMG Area cure palliative e Medicina del dolore. "Tra le azioni da adottare negli ultimi giorni di vita - ha proseguito - la maggioranza ha indicato la sospensione dei farmaci che non siano utili al controllo dei sintomi. Il ricovero in ospedale è invece l’opzione che ha riscosso minori consensi”.
La realtà dei fatti è diversa dalle aspettative. In Italia ogni anno solo il 20% delle 300.000 persone che necessitano di un programma di cure palliative gode dell’assistenza domiciliare. L`80% degli inguaribili trascorre gli ultimi giorni della propria esistenza in un hospice, in un reparto ospedaliero o al domicilio, troppo spesso con poca o nessuna assistenza.
"Le difficoltà del curare a casa – ha spiegato Giovanni Zaninetta, presidente Società Italiana Cure Palliative (SICP) - sono legate ad aspetti logistici, ad esempio i lunghi trasferimenti degli operatori da un luogo all’altro, e alla continuità assistenziale nell’arco delle 24 ore".
In Italia vi sono circa 150 hospice, tra due anni si arriverà a quota 200. Resta da colmare il vuoto delle cure domiciliari. Organizzare una rete efficiente e moderna, ma soprattutto capillare, porterebbe anche a una riduzione dei costi per il Sistema sanitario nazionale: ogni paziente assistito a casa costa infatti 60/80 euro al giorno rispetto ai 200/250 euro richiesti dall’assistenza in un hospice e ai 350 euro del ricovero in ospedale. “Curare a casa – ha spiegato Gianlorenzo Scaccabarozzi, direttore del Dipartimento della Fragilità-Servizi Cure Domiciliari della ASL di Lecco – è per il sistema sanitario economicamente vantaggioso, va però sottolineato che se il paziente è assistito a domicilio si devono aggiungere i costi sociali sostenuti dalla famiglia della persona malata”.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 03/12/2008