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Sclerosi multipla, un batterio intestinale potrebbe contrastarla

Un microrganismo presente nella flora intestinale potrebbe rappresentare un’arma contro la sclerosi multipla. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cell Reports dai ricercatori statunitensi della Mayo Clinic di Rochester e dell’Università dell'Iowa di Iowa City, secondo cui il batterio chiamato Prevotella histicola potrebbe contribuire alla lotta contro le malattie autoimmuni.

 

“Recentemente alcuni studi hanno rilevato la mancanza dei microbi del genere Prevotella nei pazienti affetti da sclerosi multipla e un aumento di questi batteri in seguito al trattamento farmaceutico - precisa Ashutosh Mangalam, primo autore della ricerca -. E questo discorso non vale solo per la sclerosi multipla, potrebbe avere un simile effetto regolatore su altri disturbi del sistema nervoso e altre malattie autoimmuni”.

 

Nel corso della ricerca, gli scienziati hanno prelevato tre ceppi batterici - tra cui alcuni esemplari di P. histicola - dalla flora intestinale di individui sani. Successivamente, li hanno somministrati a un gruppo di topi affetti da sclerosi multipla. Al termine dell’esperimento, hanno scoperto che i microrganismi del genere Prevotella erano stati in grado di contrastare la malattia, migliorando significativamente il quadro neurologico degli animali. Nello specifico, i roditori che avevano ricevuto questi batteri presentavano una riduzione dei livelli di due cellule infiammatorie, Th1 e Th17, e un aumento delle famiglie di cellule che combattono le patologie: le cellule T, le cellule dendritiche e un tipo di macrofagi.

 

Alla luce dei risultati della sperimentazione, gli esperti ritengono che le iniezioni di P. histicola potrebbero essere impiegate, in futuro, per contrastare la sclerosi multipla, una malattia autoimmune che colpisce il sistema immunitario del paziente, che finisce per attaccare la mielina - la guaina naturale che ricopre i nervi e il midollo spinale - provocando danni neurologici progressivi. Secondo gli autori, questa scoperta apre la strada a un nuovo approccio della medicina battezzato “brug” - dall'unione di bug (microbo) e drug (farmaco) -, che potrebbe utilizzare i microrganismi intestinali per curare le malattie autoimmuni.

 

“Se possiamo usare i microbi già presenti nell’organismo umano per curare le malattie esterne all'intestino, allora stiamo entrando in una nuova era della medicina - osserva Joseph Murray, che ha coordinato l’indagine -. Stiamo parlando dell’impiego di microbi come farmaci”.

 

Foto: © vitanovski - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 14/08/2017