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Vaccini: salvate 20 milioni di vite nei paesi poveri dal 2001 a oggi

A partire dal 2001, le vaccinazione effettuate nei paesi poveri hanno permesso di salvare la vita a 20 milioni di persone. Inoltre, entro il 2020 l’impiego dei vaccini nelle nazioni in via di sviluppo potrebbe consentire ai sistemi sanitari di risparmiare 350 miliardi di dollari. Una cifra che potrebbe salire a 820 miliardi di dollari se, oltre alla capacità dei vaccini di salvare vite umane, si considera anche quella di prevenire le disabilità. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Bulletin of the World Health Organization dal gruppo di ricerca internazionale diretto da Sachiko Ozawa, dell'Università della Carolina del Nord di Chapel Hill (Stati Uniti), che osserva: “La vaccinazione è generalmente considerata uno degli interventi di salute pubblica economicamente più vantaggiosi. Le autorità politiche dovrebbero riconoscere i potenziali benefici economici che potrebbero derivare dall'introduzione e dall'uso continuo di qualsiasi vaccino o programma vaccinale”.

 

I ricercatori hanno esaminato l'impatto economico prodotto dalle azioni di Gavi Alliance, l'alleanza globale lanciata nel 2000 per favorire l'accesso ai vaccini nei paesi più poveri del mondo, che ha contribuito all'immunizzazione di 580 milioni di bambini. Gli studiosi, in particolare, hanno analizzato le spese sanitarie a lungo e a breve termine che sono state risparmiate nei 73 Paesi in cui ha operato Gavi. I costi (espressi in dollari americani) hanno riguardato i trattamenti sanitari, le spese di trasporto, le perdite di produttività degli operatori sanitari e le perdite di produttività della popolazione associate alla disabilità e alla morte, che sono stati evitati e continueranno a essere prevenuti grazie all’impiego dei vaccini. Per quantificare questi “risparmi”, gli esperti hanno usato come unità di misura un anno di vita umana, che aiuta a stimare il valore economico e sociale derivante dall’aumento della durata dell’esistenza e dal miglioramento della salute.

 

L’analisi ha evidenziato che ognuno dei Paesi che ha ricevuto il sostegno Gavi ha evitato in media la spesa sanitaria di 5 milioni di dollari l’anno grazie all’impiego di 10 vaccini (epatite B, papillomavirus umano, encefalite giapponese, morbillo, rotavirus, rosolia, febbre gialla, Haemophilus influenzae di tipo b, streptococcus pneumoniae e meningococco di sierogruppo A). Secondo gli esperti, entro il 2020 le vaccinazioni avranno impedito 20 milioni di decessi, 500 milioni di casi di malattia, 9 milioni di casi di disabilità a lungo termine e 960 milioni di anni di disabilità. Il valore della produttività che non è stata persa, della qualità della vita e degli altri vantaggi economici e sociali riscontrati in tutti i 73 paesi coinvolti nello studio dovrebbe raggiungeranno gli 820 miliardi di dollari entro il 2020. Infine, i ricercatori hanno scoperto che i vaccini contro l'epatite B, il morbillo, l’Haemophilus influenzae di tipo b e lo streptococcus pneumoniae (due batteri che causano la polmonite e la meningite) hanno fornito i maggiori vantaggi economici.

 

“La nostra analisi del valore economico e sociale delle vaccinazioni rileva i notevoli risparmi che vi sono associati - conclude l’esperta -. A differenza delle stime precedenti che hanno esaminano solo i costi dei trattamenti evitati, i nostri calcoli riflettono il valore intrinseco legato a una maggiore durata della vita e alle migliori condizioni di salute della popolazione”.

 

Foto: © casanowe - Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 06/09/2017