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Bpco, una malattia nota solo a un italiano su dieci

Molto diffusa ma ancora poco nota. È la Bpco, broncopneumopatia cronico-ostruttiva, una malattia polmonare che nel mondo colpisce poco meno di 350 milioni di persone e che entro il 2020 sarà la terza causa di morte. Ciononostante, almeno in Europa, resta ancora nell’ombra. Da un indagine condotta in cinque Paesi – Italia, Belgio, Germania, Spagna, Regno Unito – è emerso che solo una persona su tre ha mai sentito parlare di Bpco.  

 

I dati  

 

A realizzare l’indagine è stata GfK Eurisko che ha intervistato un campione di 4250 persone con almeno 18 anni d’età. Se in Germania, Inghilterra e Spagna la quota di intervistati più consapevoli supera il 40% (rispettivamente 45%, 44% e 41%) e in Belgio è pari al 20%, in Italia si ferma al 10%. Chi la conosce, però, ha la giusta percezione della sua gravità e nella graduatoria delle patologie più gravi viene collocata al quinto posto, dopo cancro, infarto, ictus e Alzheimer.  

 

Sempre tra chi ne ha sentito parlare il fumo viene indicato come il più importante fattore di rischio della patologia respiratoria: è considerato la sua causa principale da oltre l’80%, seguito da inquinamento (54%) e familiarità (37%).  

 

Le conseguenze della patologia  

 

Dall’indagine è emerso anche un ritratto della Bpco. Tra gli intervistati c’erano infatti anche dei pazienti con broncopneumopatia. I sintomi più diffusi sono risultati la stanchezza e la mancanza di fiato/fiato corto, ovvero la dispnea, in quasi un paziente su due (rispettivamente 48% e 46%), la tosse secca (40%), il senso di oppressione sul petto e la difficoltà a respirare (31%).  

 

Si è visto inoltre come la malattia limiti fortemente la qualità di vita di chi ne è affetto. Nel 75% dei casi influenza la vita in generale dei pazienti, nel 66% lavoro e attività quotidiane, nel 56% la vita sociale, le relazioni e la vita familiare nel 56% e nella metà dei casi la vita di coppia (51%).  

 

L'aderenza alla terapia  

 

Un aspetto problematico delle malattie respiratorie in generale è la scarsa aderenza al trattamento. L’indagine sulla Bpco ne è conferma. Un paziente su quattro, infatti, non segue le pescrizioni del medico, nella metà dei casi perché si sente meglio e pensa di non aver bisogno del farmaco, il 41% per dimenticanza, il 13% perché “assumere tante medicine lo fa sentire malato”. Altri commentano che “è difficile utilizzare differenti tipi di inalatore”, che la cura non è efficace e che è una cura complicata, ed è facile commettere errori.  

 

Infine tanti pazienti hanno riferito particolari esigenze relative al trattamento: “Sono ancora molti i bisogni insoddisfatti dei pazienti, soprattutto con una malattia moderata o severa”, sottolinea Dave Singh, docente di Farmacologia clinica e Medicina respiratoria della University of Manchester, che parla delle novità per la terapia. “La gestione della Bpco però sta cambiando, proprio con gli obiettivi di garantire una migliore qualità di vita attraverso un maggior controllo dei sintomi e di prevenire le riacutizzazioni. I pazienti possono trarre beneficio dai farmaci con formulazione extrafine, che penetrano più in profondità nei polmoni. Inoltre, la possibilità di disporre dei tre farmaci in un solo inalatore potrebbe aiutare i pazienti ad aderire maggiormente alla terapia”.

 

Foto: © anton_novik - Fotolia.com

di red.
Pubblicato il 27/09/2017