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Zika, dengue, epatite C: aperta una nuova strada per il vaccino

Le “cellule killer” per un vaccino contro le zika ed epatite C. Un team di ricercatori della University of Southampton (Regno Unito) punta sulle cellule Natural Killer (NK), linfociti del sistema immunitario in grado di riconoscere e aggredire le cellule infette, per poter mettere a punto un vaccino contro alcuni tra i virus responsabili di epidemie globali. Sono i microrganismi appartenenti alla famiglia dei flavivirus, come lo zika virus, il virus dell’epatite C o quello della febbre dengue.  

 

In uno studio pubblicato su Science Immunology il team ha mostrato come le cellule Natural Killer siano in grado, attraverso un singolo recettore (KIR2DS2), di riconoscere questi agenti patogeni. Si tratterebbe di sfruttare un nuovo canale dell’immunità per far agire un ipotetico vaccino. Con i vaccini in uso l’iniezione di parti di virus inattivato o di “pezzi” della sua capsula attiva la risposta immunitaria con cui l’organismo riconoscere quel virus per combatterlo in futuro. Tuttavia alcuni virus sono capaci di modificare questa capsula difendendosi, così, dall’azione degli anticorpi. Vaccinarsi contro questi virus è dunque difficile.  

 

I ricercatori hanno visto invece che questo recettore delle cellule NK si indirizza a una parte non variabile del virus, una proteina essenziale per il suo funzionamento: “Potrebbe essere la chiave per sbloccare le difese contro virus letali. È stato molto eccitante scoprire che altri virus simili all’epatite C, come zika, dengue, encefalite giapponese, febbre gialla, tutti flavivirus, contengono una regione all’interno di questa proteina che è riconosciuta dallo stesso recettore. Indirizzandosi contro questa regione potremmo creare un nuovo tipo di vaccino basato sulle cellule NK”, spiega il primo ricercatore Salim Khakoo.  

 

La ricerca è stata condotta sul DNA di più di 300 pazienti esposto al virus dell’epatite C. Tramite il recettore - si è visto - il sistema immunitario raggiungeva la proteina e impediva al virus di moltiplicarsi. Tuttavia si tratta solo di un primo passo verso studi su modelli animali e clinici per testare i risultati ottenuti.

 

Foto: © カシス - Fotolia.com

di redazione
Pubblicato il 19/09/2017