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Incontinenza e trauma cranico: quale legame?

Trauma cranico e disfunzioni dell`apparato urinario: sembrerebbero due problematiche del tutto indipendenti, e invece sono connesse più spesso di quanto si pensi. A spiegarlo a Salute24 è Enrico Finazzi Agrò, docente di Urologia dell`Università degli studi di Roma "Tor Vergata" e responsabile del Servizio di Neurourologia della Fondazione S. Lucia. "I pazienti con trauma cranico, così come altri pazienti neurologici, possono presentare problemi al basso apparato urinario, e cioè a vescica, uretra e sfintere uretrale, come incontinenza o ritenzione di urine", spiega l`esperto.
Quando si presentano, queste disfunzioni possono essere utili anche per comprendere la gravità del trauma subito: "Dalla mia esperienza ho imparato infatti che i pazienti che hanno subito un trauma cranico se sono incontinenti - quando prima dell`incidente non lo erano - hanno solitamente una prognosi più grave".
Individuare l`esistenza dell`incontinenza o della ritenzione dell`urina, quindi, significa non solo evitare problemi successivi come le infezioni, "che possono diventare anche molto gravi, arrivando anche a interessare l`apparato urinario superiore, e quindi il rene", ma vuol dire anche avere un elemento in più per capire la gravità del trauma subito.
Le persone che hanno subito un trauma cranico molto spesso non sono collaboranti, spiega l`esperto. "Anche dopo aver superato lo stato comatoso, infatti, molte volte non riferiscono con precisione i problemi che hanno, compresi quelli urologici. Sarebbe quindi buona norma sottoporre tutti i pazienti ad analisi specifiche per testare il funzionamento del basso apparato urinario".
La uroflussometria, il residuo post-minzionale e il diario minzionale sono tre esami di urodinamica non invasiva a cui potrebbero essere sottoposti tutti quelli che hanno subito un trauma cranico: "La uroflussometria serve per constatare se il flusso dell`urina è normale o se presenta delle anomalie. Consiste nel far urinare il paziente in una macchina, che poi rileva i valori di flusso", spiega Finazzi Agrò. Poi c`è l`analisi del residuo-post minzionale, "attraverso la quale si può controllare la quantità di urina che rimane nella vescica dopo la minzione", e infine c`è un diario minzionale, "nel quale devono essere annotate le volte che si urina, e se si sono avuti episodi di incontinenza, così da monitorare l`attività dell`apparato urinario". E molte volte, spiega l`esperto, "grazie a questi esami siamo venuti a conoscenza di problemi ben precisi che i pazienti non avevano riferito".
Quando, invece, i disturbi all`apparato urinario sono più complessi, dai test urodinamici non invasivi si passa all’esame urodinamico `invasivo` (che si serve cioè del catetere vescicale). "Si fa riempire la vescica di soluzione fisiologica e poi la si fa svuotare", continua Finazzi Agrò. Durante il riempimento - e così anche durante lo svuotamento - "vengono registrati da un apposito macchinario alcuni parametri in grado di stabilire se il funzionamento del basso apparato urinario rientra o meno nella normalità: la capacità vescicale; la compliance, ovvero la capacità di distensione della vescica senza che aumenti la pressione al suo interno; l`assenza o la presenza di contrazioni involontarie". La contrattilità della vescica e la presenza eventuale di ostruzioni al deflusso vescicale - che possono indicare anche altri problemi, come l`ipertrofia prostatica negli uomini o il prolasso vescicale nelle donne - vengono invece monitorati durante lo svuotamento della vescica.
Mai sottovalutare i problemi urologici: "I disturbi all`apparato urinario inferiore - conclude Finazzi Agrò - possono infatti essere spia di altre problematiche, e quindi uno stimolo per ulteriori approfondimenti".

di m.c.
Pubblicato il 04/12/2008