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Meglio si dorme, meno si sviluppano sentimenti legati alla paura

Un sonno ristoratore potrebbe scacciare la paura. Le persone che riposano bene, infatti, avrebbero meno probabilità di sperimentare emozioni come spavento e timore. È quanto emerge da un’indagine pubblicata sulla rivista JNeurosci dagli scienziati della Rutgers University di Newark (Usa), secondo cui un’elevata qualità del sonno sarebbe associata a una ridotta attività nelle regioni del cervello coinvolte nell'apprendimento della paura. Inoltre, gli esperti ritengono che le caratteristiche individuali del sonno basale potrebbero rappresentare un valido indicatore della suscettibilità a sperimentare il disturbo post-traumatico da stress (post-traumatic stress disorder - Ptsd).

 

Gli autori precisano che i disturbi del sonno sono una caratteristica comune nelle persone affette da Ptsd. In precedenza molte ricerche hanno indagato il modo in cui le singole notti di sonno potrebbero influenzare la conservazione dei ricordi paurosi già consolidati. Tuttavia, solo pochi studi hanno verificato se le normali abitudini notturne di un individuo precedenti al trauma potessero aver contribuito all'acquisizione dei ricordi paurosi. 

 

Per verificare il nesso tra qualità del sonno e paura, i ricercatori hanno monitorato per una settimana il sonno di un gruppo studenti di entrambi i sessi. Ai partecipanti è stato chiesto di continuare a dormire a casa propria, ma di utilizzare strumenti volti a tenerne sotto controllo il riposo, come una fascia che misura le onde cerebrali, un braccialetto che rileva i movimenti del braccio e un diario del sonno. Successivamente, gli studenti sono stati invitati a partecipare a un esperimento di neuroimaging diretto a far apprendere la paura, durante il quale hanno imparato ad associare un'immagine neutrale a una leggera scossa elettrica. 

 

Al termine dell’esperimento, è emerso che i volontari che riposavano bene erano meno propensi a sperimentare la paura. In particolare, durante l'esercizio i giovani che trascorrevano più tempo nella fase Rem (Rapid eye movement) - quella in cui si sogna - hanno mostrato una minore attivazione e una connettività più bassa tra l’amigdala, l’ippocampo e la corteccia rispetto agli altri. Secondo gli autori, i risultati dell’indagine suggeriscono che il sonno Rem potrebbe ridurre i livelli cerebrali di un neurotrasmetitore chiamato norepinefrina, contribuendo a smorzare la suscettibilità agli stimoli paurosi. Pertanto, chi riposa meglio avrebbe meno probabilità di lasciarsi sopraffare dal timore.

 

Foto: © alco81 - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 02/03/2018

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