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Batteri della bocca e rischio cardiaco: c'è un collegamento?

Un gruppo di batteri presenti nella bocca e nell’apparato gastrointestinale potrebbe contribuire allo sviluppo delle cardiopatie. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Lipid Research da un gruppo di ricerca statunitense coordinato da Frank C. Nichols della School of Dental Medicine dell’Università del Connecticut di Farmington (Usa), secondo cui le molecole di grasso che contribuiscono a ostruire le arterie - accrescendo il rischio di malattie cardiovascolari - non sarebbero contenute nel cibo, ma sarebbero prodotte proprio da questi microrganismi. La scoperta, osservano gli autori, aiuterebbe a spiegare il motivo per cui le malattie del cavo orale in molti casi sono associate ai problemi cardiaci.

 

Per molto tempo i ricercatori hanno ipotizzato che i lipidi che finiscono per occludere le arterie provenissero dagli alimenti ricchi di grassi e colesterolo. Ma diversi studi hanno dimostrato che alcune persone che consumano grandi quantità di questi cibi non sviluppano malattie cardiache. Il team di scienziati americani ritiene di averne compreso il motivo: queste molecole di grasso non verrebbero introdotte nel corpo umano insieme agli alimenti, ma sarebbero prodotte da una specifica famiglia di batteri chiamati Bacteroidetes.

 

Per giungere a queste conclusioni, gli studiosi hanno analizzato gli ateromi, o placche aterosclerotiche - i depositi di grasso, cellule e tessuto connettivo che si formano nelle pareti interne delle arterie -, prelevati da un gruppo di giovani pazienti presso l'ospedale di Hartford, in Connecticut. Al termine dell’indagine, hanno scoperto che i lipidi esaminati avevano un particolare firma chimica, diversa da quella dei grassi prodotti dai mammiferi, che proveniva dai batteri Bacteroidetes. Nello specifico, hanno osservato che i lipidi prodotti da questi microrganismi presentano acidi grassi insoliti con catene ramificate e numeri dispari di carbonio - in genere i mammiferi non producono acidi grassi a catena ramificata o acidi grassi con un numero dispari di carbonio.

 

Alla luce di questi risultati, gli scienziati hanno ipotizzato che le significative differenze chimiche esistenti tra i lipidi prodotti dai Bacteroidetes e quelli originari del corpo umano potrebbero rappresentare il motivo per cui queste sostanze causano lo sviluppo di  malattie cardiache. A loro avviso, le cellule immunitarie che inizialmente si attaccano alle pareti dei vasi sanguigni e raccolgono i lipidi, li riconoscerebbe come “estranei”, scatenando l’infiammazione. Inoltre, gli studiosi hanno scoperto che i grassi prodotti dai Bacteroidetes possono essere scomposti da un enzima presente nel corpo umano, che finisce per produrre molecole capaci di aumentare l'infiammazione. Di conseguenza, questi lipidi danneggerebbero i vasi sanguigni in due modi diversi: il sistema immunitario li riconoscerebbe come segnali di un’invasione batterica, e successivamente gli enzimi farebbero in modo di suddividerli, accrescendo ulteriormente l'infiammazione.

 

I ricercatori specificano che i Bacteroidetes di solito restano nella bocca e nell’apparato gastrointestinale e, in presenza di determinate condizioni, possono causare patologie orali, ma non infettano i vasi sanguigni. Tuttavia, i lipidi prodotti da questi microrganismi passano facilmente attraverso le pareti delle cellule e nel flusso sanguigno, provocando numerosi danni. Gli scienziati intendono adesso individuare esattamente il punto in cui si accumulano i lipidi prodotti dai batteri. Ritengono, infatti, che se riusciranno a dimostrare che questi grassi si raccolgono nell'ateroma e non nella parete delle arteria normali, avranno la prova che sono associati alla formazione delle placche e, pertanto, contribuiscono allo sviluppo delle malattie cardiache.

 

Foto: © Sebastian Kaulitzki - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 10/11/2017