Logo salute24

Sotto stress si prendono cattive decisioni

Le persone stressate hanno maggiori probabilità di compiere scelte azzardate e di prendere cattive decisioni. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cell dai neuroscienziati del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Cambridge (Usa), secondo cui il processo decisionale “anormale” sarebbe provocato dalle alterazioni di uno specifico circuito cerebrale. A loro avviso, modificando questo circuito sarebbe quindi possibile ripristinare il comportamento normale e aiutare gli individui a identificare le soluzioni più vantaggiose. Inoltre, questo metodo potrebbe anche permettere di aiutare i pazienti affetti dai disturbi che ne compromettono le capacità decisionali, come la depressione, le dipendenze e l'ansia.

 

Nel 2015, i neuroscienziati avevano identificato per la prima volta il circuito cerebrale coinvolto nel processo decisionale che sta alla base del conflitto costi-benefici. Questo circuito inizia nella corteccia prefrontale mediale, che è responsabile del controllo dell'umore, e prosegue in alcuni gruppi di neuroni chiamati striosomi, che si trovano nello striato, una regione associata alla formazione delle abitudini, alla motivazione e alla ricompensa. I ricercatori ritengono che questo circuito sia in grado d’integrare le informazioni sugli aspetti positivi e negativi delle possibili scelte, aiutando il cervello ad assumere la decisione più vantaggiosa. “Abbiamo individuato un microcircuito di neuroni nello striato che potremmo manipolare per invertire gli effetti dello stress su questo tipo di processo decisionale - spiega Ann M. Graybiel, che ha coordinati lo studio -. Si tratta di una scoperta molto promettente, ma siamo consapevoli che finora questi esperimenti sono stati condotti soltanto sui topi”.

 

Nel corso dell’esperimento, gli studiosi hanno istruito un gruppo di topi a percorrere un labirinto, al cui interno era possibile scegliere fra due opzioni: un’ala era caratterizzata da una luce intensa, che gli animali trovavano fastidiosa, ma vi era presente un alimento molto gradito ai roditori, ossia del latte al cioccolato altamente concentrato; l’altra zona del labirinto presentava una luminosità più tenue, ma qui il cibo era costituito da un tipo di latte al cioccolato meno concentrato, e quindi meno saporito. All’inizio i topi sceglievano di andare verso la zona con la luce più fioca circa la metà delle volte, ma successivamente gli autori hanno aumentato gradualmente la concentrazione del latte al cioccolato che vi era contenuto. Di conseguenza, in condizioni normali i roditori hanno iniziato a scegliere questa zona più frequentemente.

 

Gli scienziati hanno poi sottoposto gli animali per diverso tempo a uno stimolo stressante. In questo caso, i topi hanno continuato a scegliere la zona in cui la luce era più forte, nonostante nell’altra la concentrazione di latte al cioccolato fosse cresciuta. “Lo stress ha portato gli animali a ignorare i costi elevati e a sceglie di ottenere la ricompensa maggiore - spiega l’esperta -. È come se gli animali avessero perso la capacità di bilanciare tra eccitazione e inibizione, che è alla base di un comportamento ragionevole”.

 

Gli autori spiegano che in condizioni normali, quando si attiva il circuito coinvolto nel conflitto costi-benefici, i neuroni della corteccia prefrontale attivano gli interneuroni, che sopprimono l'attività anomala. Ma dopo un periodo prolungato di stress, questo processo viene alterato e i neuroni corticali si attivano troppo tardi per inibire gli striosomi, i quali si sovraeccitano e inducono a scegliere le soluzioni meno vantaggiose. Gli scienziati spiegano che una volta che si è verificato, questo fenomeno può durare per mesi. Tuttavia, durante la sperimentazione sono riusciti a ripristinare il normale processo decisionale nei topi stressati utilizzando l’optogenetica per stimolare gli interneuroni, sopprimendo in tal modo l’attività degli striosomi. Ciò suggerisce che il circuito resta intatto e potrebbe potenzialmente essere ripristinato anche nei soggetti umani che soffrono di disturbi che li inducono a prendere cattive decisioni. “Questo cambiamento di stato potrebbe essere reversibile - conclude la dottoressa Friedman -, ed è possibile in futuro che si possa intervenire sugli interneuroni per ripristinare l’equilibrio tra inibizione ed eccitazione”.

 

Foto: © olly - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 20/11/2017