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Modello 231, una risorsa di trasparenza per le aziende del mondo sanitario

Si parla molto di modello 231, a volte come una risorsa, a volto come un peso. Per le aziende si tratta di un nodo gestionale importante. E per quelle che operano in ambito sanitario, vista la complessità normativa con la quale sono chiamate a confrontarsi, ancor più. Per provare a fare un punto della situazione si sono rivolte alcune domande a Gian Luca Bucciarelli, dottore commercialista ed esperto del tema.

 

Dottor Bucciarelli, partendo dalle basi: come riassumerebbe la questione modello 231?

Anche se sono trascorsi ben 17 anni dall’introduzione del D.Lgs. 8/6/2001 n. 231, l’argomento è diventato di grandissima attualità solo dagli ultimi 5/6 anni. Le Procure si sono ricordate della norma, e ad oggi abbiamo oltre 8.000 aziende coinvolte in procedimenti giudiziari. Mi occupo fin dagli albori di questa normativa, che ho anche avuto modo di seguire durante i lavori parlamentari come tecnico. Si tratta sicuramente di una risorsa sotto tanti aspetti. Per dirla in maniera sintetica, il modello231 è uno strumento che, in tantissime occasione, serve per salvare l’azienda. Mi spiego meglio, la norma ha “stravolto” un principio della nostra Costituzione – Art. 27 – che enunciava l’assunto secondo il quale societas delinquere non potest, in quanto la responsabilità penale è personale. Il decreto legislativo 231, contrariamente, ha detto societas delinquere  potest:  anche la società può delinquere. Quindi oltre al soggetto che ha commesso il reato a vantaggio/interesse della società, anche quest’ultima ne risponde, tanto da essere iscritta anch’essa nel Registro degli Indagati.

Ecco perché, come ho appena evidenziato, il modello è uno strumento importantissimo per salvare le società. Da consulente tecnico del Tribunale, ho avuto modo di vedere come molte strutture, non dotate del modello o di un modello non correttamente adeguato, hanno soggiaciuto a tali sanzioni, fino alla chiusura. Con ciò non si vuole creare allarmismi, anche perché con un buon modello si è protetti da conseguenze spiacevoli – conseguenza che in ogni caso possono verificarsi se vengono commessi certi reati all’interno della società. Guardi, al netto di ogni ragionamento più propriamente giuridico l’elemento che va compreso è in via di principio uno: il modello è un aggiunta di trasparenza alla vita aziendale.

 

Quali sono gli elementi che definiscono il modello?

Come detto il modello  è uno strumento decisivo per salvare la società dai reati in cui può essere coinvolta. Per questo è indispensabile costruire correttamente il Modello. Ho visto in questi anni di lavoro tanti modelli costruiti secondo la logica del “copia&incolla”. Non solo. Basta andare sui motori di ricerca e si possono trovare una miriadi di “Kit 231” a prezzi irrisori. Niente di più sbagliato. Spesso infatti, nel momento in cui serve, in Tribunale questi modelli vengono visti come un aggravante, una sorta di pezza d’appoggio solo per salvare le apparenze formali. Invece il Modello deve essere “un vestito su misura” ad hoc per ogni azienda, da realizzare solo dopo aver studiato attentamente la dinamica aziendale e aver conosciuto dall’interno i vari uffici che la compongono.. Questo passaggio è fondamentale, lo dico in base alla mia lunga esperienza di consulente del Giudice. Il quesito che mi sottopongono è sempre lo stesso: il modello è adeguato alla società? È costruito sulle sue caratteristiche?. Ecco purtroppo il più delle volte non è così, e la società è costretta a subire pesanti sanzioni interdittive e pecuniarie.

La costruzione del modello è un processo complesso, che richiede esperienza e una solida conoscenza in materia aziendale. Va elaborata un’architettura efficace, ma allo stesso tempo agevole nella sua applicazione. Altrimenti il modello c’è e l’azienda non lo applica, rendendolo di fatto inutile.

 

 

In che modo l’adozione del modello è un vantaggio per l’azienda?

Il principale beneficio è rappresentato dalla possibilità per l’azienda o l’ente in genere di invocare l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati sanzionati dal decreto legislativo 231. Altri benefici, verso i quali negli anni ho posto molta attenzione, sono quelli legati all’efficientamento che il modello produce nell’azienda. Intendo dire che, oltre all’aspetto legale, il modello genera effetti secondari positivi:  dalla semplificazione organizzativa alla creazione di vantaggi competitivi (come la facilitazione dell’accesso al credito o la percezione reputazionale). A livello operativo permette, ad esempio, un maggiore bilanciamento tra poteri e responsabilità; migliore cultura dei rischi e dei controlli sulle operazioni di business e di supporto in azienda; selezione più rigorosa e conveniente dei fornitori.

Le aziende vanno immaginate come comunità di persone che le animano. Sono gli essere umani a decretare il successo delle imprese. Il modello 231 proprio su queste dinamiche interviene.  Permette di regolare, di assicurare la natura dei rapporti professionali dentro la vita aziendale. È un vantaggio sostanziale, forse impalpabile. Ma decisivo.

Facendo riferimento alla mia esperienza, le posso dire che nei casi in cui è stato introdotto il modello i comportamenti fuori controlli si sono ridotti notevolmente e i processi decisionali si sono semplificati, in parte velocizzati. Alla fine, non è tanto una questione teorica, gli effetti più evidenti si hanno sulla prassi, sul day-by-day aziendale. Quindi, trasparenza, sicurezza (a livello di riflessi legali) e certezza (nei comportamenti aziendali): questi sono i vantaggi dell’adozione del modello.

 

Rispetto al mondo sanitario, quali sono gli elementi specifici per chi opera in un settore a così alto tasso di complessità?

Il settore sanitario in questi anni è stato tra i più interessati al modello 231. Ed è stato uno dei settori in cui ho maggiormente lavorato.  Tra l’altro è uno dei pochi settori in cui la magistratura si è da sempre molto attivata, con sentenze e sanzioni molto pesanti per le strutture. Ho potuto notare che soprattutto nelle piccole e medie strutture, dove la dimensione professionale si sovrappone a quella proprietaria, si evidenziano situazioni di rischio. Non è semplice passare da una mentalità scientifica a una giuridico-amministrativa. Mi è tante volte successo di dover intervenire in situazioni già molto critiche, dove si constatava la presenza di un reato spesso commesso in buona fede e il giudice si trovava a confrontarsi con un modello 231 redatto in maniera inefficace.

Ci sono poi le strutture sanitarie più grandi (pubbliche e private) che hanno specifici processi operativi a rischio, attraverso i quali potrebbero essere commessi reati (dalla truffa aggravata ai danno dello Stato alla corruzione o ai reati legati alla sicurezza sul posto di lavoro. Senza dimenticare, per le aziende ospedaliere e le strutture private accreditate, i rischi legati al trattamento illecito dei dati personali (in relazione alla raccolta e al trattamento di dati personali sensibili).

Come vede il quadro è ampio. E il settore sanitario, proprio per la sua estrema articolazione organizzativa, necessita di chiarezza nei processi. Proprio per l’importanza di questo tema in ambito sanitario, ma non solo, ho deciso con i miei collaboratori di dare vita a un sito, tutto231.it, dove le persone potranno raccogliere informazioni sul modello. Siamo agli inizi, ma è un percorso che porteremo avanti a lungo.

di s.p.
Pubblicato il 12/02/2018

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