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Tumore al fegato: test del sangue più ultrasuoni, migliora diagnosi del 40%

L’impiego combinato degli ultrasuoni e di un esame del sangue potrebbe migliorare la diagnosi precoce del cancro al fegato fino al 40%. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Gastroenterology dai ricercatori del UT Southwestern's Simmons Cancer Center di Dallas (Stati Uniti) guidati da G. Amit Singal, che afferma: “Se il cancro viene individuato precocemente, è possibile eseguire terapie curative e permettere ai pazienti di vivere molti anni. Sfortunatamente, la maggior parte dei casi di cancro al fegato negli Stati Uniti vengono scoperti nelle fasi successive, quando il trattamento curativo non è possibile e le probabilità di sopravvivenza sono molto inferiori”.

 

Gli scienziati hanno esaminato i risultati di 32 analisi precedenti, giungendo alle conclusioni che combinare l'imaging a ultrasuoni con un esame del sangue diretto a rilevare i livelli di alfa-fetoproteina (Afp) - una proteina plasmatica prodotta dalle cellule del fegato nel feto – potrebbe migliorare sensibilmente il rilevamento della neoplasia durante lo stadio iniziale. Gli esperti precisano che Afp generalmente è contenuta in quantità esigue nel fegato degli adulti, ma la presenza di un tumore potrebbe causarne un aumento significativo, rilevabile attraverso il test del sangue. 

 

“Il nostro studio ha rilevato che l'aggiunta dell’esame del  sangue diretto a rilevare l’alfa fetoproteina ha aumentato il rilevamento del carcinoma epatocellulare allo stadio iniziale del 45% con gli ultrasuoni da soli e del 63% utilizzando i due test in combinazione – sottolinea il dott. Singal -. I nostri risultati sottolineano l'importanza di continuare lo sviluppo e la convalida dei biomarcatori basati sul sangue per la diagnosi precoce del cancro del fegato”.

di n.c.
Pubblicato il 28/02/2018