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Cellule staminali e il vaccino che immunizza dal tumore

Realizzato un vaccino a base di cellule staminali capace di contrastare diversi tipi di cancro e prevenire l’insorgenza di recidive. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell dagli scienziati statunitensi della Stanford University School of Medicine, secondo cui il farmaco – che potrebbe essere prodotto con le cellule prelevate dal paziente stesso - sarebbe in grado d’indurre il sistema immunitario a combattere più efficacemente le cellule maligne del tumore al seno, ai polmoni e alla pelle.

 

I ricercatori hanno prodotto il vaccino utilizzando le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) di alcuni topi, che sono state ottenute tramite la riprogrammazione di cellule adulte, riportate a uno stadio simile a quello embrionale. Gli studiosi hanno somministrato il farmaco agli animali una volta a settimana per quattro settimane e, nel frattempo, hanno iniettato ai roditori alcune cellule tumorali di cancro al seno. Dopo i primi sette giorni, è emerso che tutti i topi avevano sviluppato un tumore nel punto in cui erano state iniettate le cellule maligne. Tuttavia, dopo quattro settimane, 7 topi su 10 tra quelli che avevano ricevuto il vaccino hanno mostrato una riduzione delle dimensioni del tumore e due sono stati addirittura in grado di respingere completamente le cellule del cancro al seno e di vivere per più di un anno dopo l’iniezione. Negli animali che facevano parte del gruppo di controllo - e che pertanto non avevano ricevuto il vaccino -, il cancro aveva invece continuato a crescere. 

 

Successivamente gli scienziati hanno ripetuto l’esperimento anche con il melanoma (una forma di cancro epidermico) e con il mesotelioma (un tipo di tumore polmonare), ottenendo risultati simili. Secondo gli esperti, l'efficacia del vaccino sarebbe dovuta alla capacità delle cellule iPS di scatenare una risposta immunitaria rivolta contro le cellule tumorali, perché proprio come queste ultime sulla loro superficie sono presenti alcune proteine che possono essere riconosciute – e quindi aggredite – dal sistema immunitario. L’infusione delle cellule iPS servirebbe, quindi, a stimolare la produzione di anticorpi capaci d’identificare e attaccare le proteine presenti sulla superficie delle cellule staminali pluripotenti indotte e di quelle tumorali.

 

I ricercatori osservano che in futuro la scoperta potrebbe consentire di realizzare vaccini personalizzati, ottenuti con le cellule del paziente, che per questo motivo dovrebbero essere ben tollerati dall’organismo. Inoltre, questi composti potrebbero essere efficaci contro diversi tipi di cancro e potrebbero essere somministrato dopo l’intervento chirurgico, la chemioterapia o la radioterapia, per contribuire a sconfiggere il tumore e per prevenire la comparsa di recidive. 

 

Foto: © vitanovski - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 26/03/2018