Logo salute24

Chi nuota ha maggiori rischi di disturbi gastrointestinali e alle orecchie

Le persone che praticano sport acquatici o nuotano spesso in mare hanno maggiori probabilità di soffrire di diversi disturbi, tra cui il mal di stomaco e il mal d’orecchio. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Epidemiology dai ricercatori della University of Exeter Medical School di Truro (Regno Unito), secondo cui questo fenomeno sarebbe provocato dall’inquinamento degli oceani. 

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno analizzato i risultati di oltre 6.000 studi che avevano coinvolto complessivamente più di 120 mila persone. Tutte le ricerche aveano esaminato il legame esistente tra il trascorrere molto tempo in mare e l'incidenza delle malattie, e sono state condotte a partire dal 1961 in paesi ad alto reddito come Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Danimarca e Norvegia. L’indagine ha evidenziato che gli individui che passano molto tempo nell’acqua del mare hanno il doppio delle probabilità di soffrire di disturbi generali alle orecchie e un pericolo maggiore del 77% di sperimentare il mal d'orecchio. Inoltre, corrono un rischio più elevato del 29% di essere colpiti da malattie gastrointestinali. 

 

Gli autori ritengono che questa situazione sia dovuta all’inquinamento delle acque. Osservano che nonostante gli investimenti stanziati negli ultimi anni per migliorarne la qualità, l'acqua di mare è ancora inquinata da diverse fonti, come rifiuti industriali, liquami e residui provenienti dai terreni agricoli. “Non vogliamo indurre le persone a non andare al mare, perché quest’abitudine genera molti benefici per la salute, come il miglioramento della forma fisica, del benessere e del contatto con la natura – sottolinea Will H. Gaze, che ha coordinato la ricerca -. Tuttavia, è importante che le persone siano consapevoli dei rischi cui vanno incontro, in modo che possano prendere decisioni informate. Sebbene la maggior parte degli individui guarisca dalle infezioni senza dover ricorrere a trattamenti medici, questi problemi potrebbero rivelarsi più seri per le persone vulnerabili, come gli individui molto anziani o troppo giovani, o quelli che soffrono di problemi di salute preesistenti. Abbiamo compiuto molta strada in termini di pulizia delle nostre acque, ma i nostri dati dimostrano che c'è ancora del lavoro da fare. Speriamo che questa ricerca possa contribuire a promuovere ulteriori sforzi diretti a ripulire le nostre acque costiere”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 01/03/2018

potrebbe interessarti anche: