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Parlare nel sonno, “no” è la parola più detta a occhi chiusi

Chi parla nel sonno nega. La parola pronunciata più spesso da chi è interessato da episodi di sonniloquio è “no”. È quanto emerge da una ricerca realizzata da scienziati di diverse università francesi e pubblicata sulla rivista scientifica Sleep. Pur stando con gli occhi chiusi – hanno visto gli autori dello studio – chi parla tende a riprodurre le dinamiche di una conversazione da svegli, con le pause e le interrogazioni. Il linguaggio usato è spesso condito da oscenità e insulti. 

 

Le parasonnie 

 

Il disturbo del sonno più comune è certamente l'insonnia, con il soggetto che ha difficoltà ad addormentarsi, a dormire in maniera continuata o che si sveglia anzitempo. Accanto a questa ci sono altri disturbi del sonno noti come parasonnie. Esempi di parasonnie sono il sonnambulismo o il disturbo da terrore del sonno, caratterizzato da risvegli repentini con emissione di urla e sintomi come tachicardia e sudorazione.  

 

Le parasonnie sono pertanto disturbi del sonno in cui si verificano degli eventi non voluti, delle esperienze anomale mentre ci si addormenta, si dorme o ci si sveglia, con comportamenti ed emozioni anormali. Si rimane comunque addormentati e al risveglio non si ricorda di quello che è successo.  

 

Anche il sonniloquio rientra fra le parasonnie. Si tende a parlare pronunciando frasi o parole non sempre comprensibili a chi le ascolta, anche utilizzando un linguaggio non sempre rispettoso. Gli episodi di sonniloquio, che possono verificarsi in qualsiasi fase del sonno REM (caratterizzata dai rapidi movimenti degli occhi e da altre alterazioni fisiologiche) e non REM, possono ripetersi e pregiudicare il riposo del partner o di chi dorme nella stessa stanza. Tanto i bambini quanto gli adulti possono parlare durante il sonno. 

 

La ricerca 

 

Per analizzare l'associazione tra sonno e linguaggio, i ricercatori degli atenei francesi hanno arruolato 232 adulti (di cui il 40% donne) e hanno monitorato il loro riposo notturno con la video-polisonnografia. Nel 92% dei casi il sonniloquio si associava a parasonnie. Dei partecipanti 129 presentavano disturbi del comportamento durante la fase REM del sonno, 87 un disturbo da terrore del sonno o sonnambulismo, 15 erano soggetti sani e uno era affetto da sindrome delle apnee ostruttive del sonno nella fase non REM. 

 

Tra gli elementi rilevati dal tema di ricerca sono stati il numero e il tipo di frasi e parole pronunciate, la frequenza degli episodi di sonniloquio, le pause (che denotano l'assunzione di ruolo in una conversazione), il tono, se negativo, imperativo o interrogativo, l'utilizzo della prima o della seconda persona, l'utilizzo di un linguaggio scurrile. 

 

Al termine della ricerca sono stati registrati 883 episodi di sonniloquio, in sei casi su dieci si trattava di risate, urla, sospiri e borbottii. Ben 3349 parole erano incomprensibili. La parola che veniva ripetuta con maggiore frequenza era “no”: oltre il 20% delle frasi erano infatti dell negazioni (soprattutto nella fase non REM) mentre le frasi interrogative sono state rilevate nel 26% degli episodi di sonniloquio. Poco meno del 10% delle proposizioni conteneva oscenità (soprattutto nel non REM) mentre gli abusi verbali si verificavano più nella fase REM e consistevano in insulti rivolti a qualcuno. Erano gli uomini più delle donne a ricorrere a un linguaggio osceno.  

 

Infine il soggetto rispettava le pause caratteristiche di una conversazione. Questo elemento, unito alle somiglianze del linguaggio nella sintassi e nel significato rispetto a quello usato da vigili, indica, secondo i ricercatori, un'attivazione cerebrale durante il sonno ad alti livelli.

 

Foto: © goodluz - Fotolia.com 

 

di Vito Miraglia
Pubblicato il 02/03/2018

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