Logo salute24

Invecchiamento, colesterolo alto previene l'Alzheimer?

In età avanzata, l’ipercolesterolemia potrebbe essere associata a un minor rischio di sviluppare l’Alzheimer. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Alzheimer's & Dementia da Jeremy M. Silverman e James Schmeidler, due ricercatori dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York (Usa), secondo cui gli over 85 che soffrono di colesterolo alto  correrebbero meno pericoli di essere colpiti da declino cognitivo rispetto alle persone che hanno un colesterolo elevato ma dieci anni di meno.

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno analizzato i dati raccolti dal “Framingham Heart Study”, uno studio a lungo termine iniziato nel 1948 con 5.209 soggetti adulti, che è giunto alla terza generazione di partecipanti. L’indagine ha evidenziato che gli individui di età compresa tra 85 e 94 anni con buone funzioni cerebrali che hanno iniziato a soffrire di colesterolo alto durante la mezz’età, avevano probabilità inferiori del 32% di andare incontro al declino cognitivo nei successivi 10 anni, rispetto alle persone che appartenevano alla fascia d’età 75-84 anni ed erano affette da ipercolesterolemia.

 

Secondo gli esperti, i risultati dello studio non indicano che gli anziani dovrebbero fare in modo di accrescere i loro livelli di colesterolo per tenere lontana la demenza. Suggerirebbero, invece, che gli over 85 che conservano funzioni cognitive efficienti e che presentano il colesterolo alto probabilmente presentano un fattore protettivo, che se venisse identificato potrebbe favorire lo sviluppo di nuove terapie dirette a prevenire o a contrastare l’Alzheimer. 

 

“I nostri risultati hanno importanti implicazioni per la ricerca di fattori genetici e di altri elementi associati a un buon invecchiamento cognitivo – spiega il dottor Silverman -. I dati sono coerenti con il modello del ‘sopravvissuto protetto’: tra gli individui che raggiungono un'età molto avanzata con performance cognitive integre, quelli che presentano livelli elevati di determinati fattori di rischio hanno maggiori probabilità di possedere fattori protettivi rispetto a quelli con presentano meno fattori di rischio. Chi possiede funzioni cognitive intatte nonostante presenti alti rischi, dovrebbe essere oggetto degli studi diretti a cercare i fattori protettivi, che potrebbero aiutare a identificare futuri farmaci e terapie per trattare la demenza e la malattia di Alzheimer”.

 

Foto: © CLIPAREA.com - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 08/03/2018