Logo salute24

L'empatia? Un fatto genetico

L’empatia non dipenderebbe soltanto dalle esperienze vissute e dal contesto in cui si è cresciuti, ma potrebbe essere influenzata anche dal patrimonio genetico. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Translational Psychiatry da un gruppo di ricerca internazionale coordinato da Simon Baron-Cohen dell’Università di Cambridge (Regno Unito), secondo cui la scoperta potrebbe favorire lo sviluppo di nuovi trattamenti rivolti alle persone che faticano a “mettersi nei panni altrui”, come quelle affette da autismo.

 

Quindici anni fa gli scienziati dell'Università di Cambridge hanno sviluppato l'Empathy quotient (Eq), un test che misura il grado di empatia di una persona, simile a quello che rileva il quoziente intellettivo. In particolare, l’esame determina il livello di “empatia cognitiva” - la capacità di riconoscere i pensieri e le emozioni delle altre persone – e quello di “empatia affettiva” – la capacità di rispondere con un'emozione appropriata ai sentimenti degli altri. Ricerche precedenti hanno dimostrato che alcuni individui sono più empatici di altri e che, in media, le donne lo sono più degli uomini. Inoltre, hanno evidenziato che generalmente le persone autistiche ottengono punteggi più bassi nel test Eq, perché presentano un grado inferiore di empatia cognitiva, anche se la loro empatia affettiva è paragonabile a quella degli altri.

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno invitato 46.861 volontari a eseguire l'Empathy quotient. Inoltre, hanno chiesto loro di fornire un campione di saliva da sottoporre all'analisi genetica. Al termine dell’indagine, hanno osservato che l’empatia è dovuta, almeno in parte, alla genetica. Un decimo della variazione del grado di empatia tra le persone sarebbe, infatti, determinata da fattori genetici. Inoltre, è emerso che le donne sono più empatiche degli uomini, anche se in questo caso il patrimonio genetico non c’entra: non sono state rilevate differenze nei geni che contribuiscono all'empatia tra i due sessi. Secondo gli esperti, questo suggerisce che la maggiore capacità del gentil sesso di comprendere i sentimenti altrui sarebbe dovuta ad altri fattori biologici, come l’influenza degli ormoni, o a fattori non biologici, come la socializzazione, che possono variare tra i due sessi.

 

Infine, lo studio ha rilevato che le varianti genetiche associate a un minor grado di empatia sono anche correlate a un maggior rischio di autismo. Questo spiegherebbe perché di soffre di questo disturbo è dotato di minore empatia cognitive. “Scoprire che anche una minima parte del motivo per cui l'empatia differisce da un individuo all’altro è dovuta a fattori genetici ci aiuta a comprendere le persone, come quelle affette da autismo, che faticano a immaginare i pensieri e i sentimenti degli altri – spiega il professor Baron-Cohen -. Questo può provocare un tipo di disabilità non meno gravoso di altri, come la dislessia o la disabilità visiva. Noi, come società, dobbiamo sostenere le persone con disabilità, con nuovi metodi d’insegnamento, soluzioni pratiche o misure ragionevoli, per promuovere l'inclusione”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 13/03/2018