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Omega-3 index: un predittore di rischio più adatto del livello di colesterolo?

L’indice omega 3 (omega-3 index) potrebbe essere più efficace del livello ematico di colesterolo nel predire il rischio di morte per qualsiasi causa. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Lipidology da un team di ricercatori statunitensi diretto da William S. Harris, dell’Università del Sud Dakota di Sioux Falls. Secondo gli esperti, se il valore dell’indice omega 3 - che indica la percentuale di Epa e di Dha presente nelle membrane dei globuli rossi – è alto, il pericolo di morire per patologie cardiovascolari e altre cause si ridurrebbe di oltre il 30%.

 

La ricerca è stata condotta su 2.500 persone di 66 anni, prive di malattie cardiache, che avevano preso parte all’indagine “Offspring cohort of the Framingham Heart Study”. Il loro stato di salute è stato monitorato fino all’età di 73 anni. Al termine del periodo di osservazione, gli scienziati hanno scoperto che rispetto ai livelli di colesterolo nel sangue, l’omega-3 index era stato più efficace nel predire il rischio di morte per cardiopatie e per altre cause nei partecipanti. In particolare, hanno osservato che i partecipanti che avevano un indice omega 3 più elevato – e quindi maggiori concentrazioni di Epa (acido eicoisapentenoico) e Dha (acido docosaesaenoico) – correvano un pericolo più basso del 34% di morire per tutte le cause e del 39% di perdere la vita a causa di malattie cardiovascolari rispetto ai volontari che avevano un omega-3 index inferiore.

 

“Sappiamo tutti che il livello di colesterolo nel sangue rappresenta un importante fattore di rischio per le patologie cardiovascolari, e dato che queste malattie costituiscono una delle principali cause di morte nel mondo occidentale, sarebbe ragionevole aspettarsi che un livello di colesterolo alto possa comportare un rischio maggiore di morte prematura – osserva il dottor Harris -. Ma nel nostro studio questo non si è verificato: quando i livelli basali di colesterolo nel sangue sono stati sostituiti con l'indice omega-3 negli stessi modelli multi-variabili, il primo non era significativamente associato a nessuno degli esiti valutati, mentre il secondo era correlato a quattro esiti su cinque”. 

 

Gli esperti concludono che sono necessari ulteriori studi per confermare i risultati della ricerca e per determinare se potrebbe essere opportuno includere l'indice omega-3 tra gli esami del sangue di routine, insieme alla glicemia e ai livelli di colesterolo.

 

Foto: © alex9500 - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 09/04/2018