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Tumori e cellulari, da uno studio nuovi dati sui potenziali rischi delle radiazioni

Il rapporto tra il rischio di tumori e l'esposizione alle radiazioni a radiofrequenze emesse dai ripetitori di telefonia mobile è un tema ancora dibattuto nella ricerca scientifica. Un recente studio pubblicato su Environmental Research e condotto su cavie da laboratorio ha fornito evidenze a supporto della pericolosità di queste radiazioni riferendo un aumento dell'incidenza dei tumori. Il lavoro di ricerca è stato realizzato dall'Istituto Ramazzini di Bologna.

Secondo i suoi autori, i dati emersi dallo studio rappresentano una indicazione sufficiente affinché lo Iarc, l'Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro, possa rivalutare la propria posizione sulla potenziale cancerogenicità delle radiazioni a radiofrequenze. L'istituto dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, ha infatti inserito queste radiazioni nell'elenco 2b, quello dei possibili cancerogeni per l'uomo. Sono, al momento, 299 sostanze per cui ci sono alcune prove, sebbene non conclusive, che indicano come possano causare tumori.

Primi dati dagli Stati Uniti

Le conclusioni emerse dalla ricerca italiana confermano e rinforzano i risultati di un altro lavoro di ricerca del 2016 realizzato dal National Toxicologic Program del National Institute of Environmental Health Sciences degli Stati Uniti. I ricercatori avevano rilevato un aumento dell'incidenza di alcuni tumori nei topi esposti a radiazioni in condizioni di campo vicino. Le neoplasie osservate erano tumori gliali maligni al cervello e neurinomi cardiaci o Schwanomi (tumori rari che originano dalle cellule di Schwann che circondano le fibre nervose formando una guaina protettiva).

Gli scienziati dell'istituto italiano hanno condotto lo studio sempre sui roditori per valutare l'effetto cancerogeno delle radiazioni in condizioni di campo lontano. In questo modo hanno replicato l'esposizione ambientale alle radiazioni a radiofrequenze generate dalle antenne da 1.8 GHz (gigahertz) dei ripetitori per i telefoni cellulari.

Le sperimentazioni sono state effettuate su 2448 animali di sesso maschile e femminile esposti sin dalla nascita e fino alla loro morte naturale per 19 ore al giorno alle onde elettromagnetiche con campi elettrici di diversa intensità (0, 5, 25, 50 V/m – volt per metro).

Più tumori

Al termine della ricerca sono emersi risultati coerenti con quelli dello studio statunitense. È stato riferito un aumento statisticamente significativo di Schwanomi cardiaci nei roditori maschi esposti ai campi di intensità massima. Due ulteriori dati non sono stati valutati significativi da un punto di vista statistico: l'aumento dell'incidenza di iperplasia (un'anomala moltiplicazione) delle cellule di Schwann cardiache nei roditori di entrambi i sessi e un incremento dell'incidenza di tumori alle cellule gliali nei roditori di sesso femminile sempre esposti a campi di 50 V/m.

Questi tumori – riferiscono i ricercatori – sono dello stesso istotipo di quelli osservati in alcuni studi epidemiologici condotti sugli utilizzatori di telefoni cellulari.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 23/03/2018

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