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Alzheimer, perdita di memoria associato a riduzione di dopamina

Confermato il legame tra Alzheimer e dopamina. Quando si riduce il numero di cellule che producono questo neurotrasmettitore in una certa area del cervello a risentirne è l'ippocampo, la regione cerebrale responsabile dell'acquisizione di nuove informazioni, quindi di nuova memoria. È la conclusione di una ricerca realizzata dalla University of Sheffield (Gran Bretagna) e pubblicata su Journal of Alzheimer’s Disease. Come ricordano i suoi autori si tratta del primo studio condotto sugli uomini a rimarcare la correlazione tra la malattia neurodegenerativa e il ruolo della dopamina.

Risonanze magnetiche di ultima generazione

L'area cerebrale su cui si è concentrata l'attenzione dei ricercatori è l'area tegmentale ventrale, un gruppo di neuroni detti dopaminergici, ovvero cellule nervose che rilasciano la dopamina. Questo è un neurotrasmettitore fondamentale per il controllo del movimento e delle emozioni ed è coinvolto in importanti malattie psichiatriche come la schizofrenia e neurodegenerative come la malattia di Parkinson.

La dopamina è stata associata anche alla malattia di Alzheimer che in Italia interessa circa 600 mila persone e che rappresenta la causa più comune di demenza. Il team guidato dalla ricercatrice Annalena Venneri dello Sheffield Institute for Translational Neuroscience dell'ateneo inglese ha analizzato le risonanze magnetiche di 110 individui: 51 adulti sani, 30 pazienti con diagnosi di declino cognitivo lieve e 29 pazienti con malattia di Alzheimer. Le risonanze osservate dagli scienziati erano del tipo 3 Tesla, due volte più accurate delle normali risonanze magnetiche.

Al termine della ricerca è emersa questa correlazione tra l'estensione e la funzione dell'area tegmentale ventrale, l'ippocampo e l'abilità ad apprendere nuove informazioni. In altre parole i ricercatori hanno scoperto che una perdita di neuroni nell'area tegmentale può far sì che la porzione di cervello responsabile della formazione di nuova memoria funzioni in maniera meno efficace.

Diagnosi precoce

I dati emersi dalla ricerca potrebbero fornire nuovi elementi per la rilevazione dei primissimi segni di malattia di Alzheimer: “Le nostre conclusioni – spiega Venneri – suggeriscono che se l'area tegmentale ventrale non produce la giusta quantità di dopamina per l'ippocampo, un piccolo organo collocato nel lobo temporale del cervello, questo non lavorerà in modo efficiente. L'ippocampo è associato alla formazione di nuova memoria, pertanto queste evidenze sono cruciali per la diagnosi precoce di Alzheimer”.

“Sono necessari ulteriori studi, ma questa scoperta può potenzialmente portare a un nuovo modo di condurre lo screening nella popolazione anziana, cambiando le modalità di acquisizione e interpretazione delle immagini diagnostiche del cervello e utilizzando diversi test per la memoria”.

“Un altro beneficio possibile è che la ricerca potrebbe portare a diverse opzioni di trattamento potenzialmente in grado di cambiare o fermare il decorso della malattia, prima della comparsa dei maggiori sintomi. Vogliamo stabilire quanto precocemente possono essere rilevate le alterazioni nell'area ventrale tegmentale e anche valutare se queste alterazioni possono essere contrastate con trattamenti già disponibili”, conclude la ricercatrice.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 28/03/2018