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Scuola, orario delle lezione da costruire sull'orologio biologico degli studenti

Adattare l’orario delle lezioni ai ritmi circadiani degli studenti potrebbe migliorarne sensibilmente il rendimento scolastico. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports da due ricercatori statunitensi, Benjamin L. Smarr dell’Università della California di Berkeley e Aaron E. Schirmer della Northeastern Illinois University di Chicago, secondo cui la discordanza tra l’orologio biologico e gli orari di frequenza dei corsi indurrebbe a prendere cattivi voti a causa del “jet lag sociale”, una condizione in cui i tempi di allerta massima sono in contrasto con gli orari degli impegni da svolgere. “La nostra ricerca indica che se uno studente potesse organizzare un piano scolastico coerente, in cui i giorni di lezione seguano gli stessi orari dei giorni che non vengono trascorsi in classe, avrebbero maggiori probabilità di ottenere successi accademici”, osserva il dottor Schirmer.

 

Per giungere a queste conclusioni, i due scienziati hanno monitorato l'attività giornaliera online di 14.894 studenti della Northeastern Illinois University mentre si collegavano e uscivano dal sistema di gestione di apprendimento del campus, per un periodo di due anni (dal 2014 al 2016). Sulla base delle loro abitudini, li hanno suddivisi in tre gruppi: “allodole” (mattinieri), “fringuelli” (più attivi durante il giorno) e “gufi” (nottambuli). Per ottenere informazioni più accurate, i ricercatori hanno tenuto sotto controllo le attività dei partecipanti nei giorni in cui non frequentavano i corsi, per fare in modo che le rilevazioni dipendessero dal loro effettivo orologio biologico e non da fattori esterni.

 

Dopo aver confrontato l’orario delle lezioni universitarie con i risultati accademici dei giovani, gli studiosi hanno scoperto che nei casi in cui il ritmo circadiano degli studenti era in contrasto con l’ora del giorno in cui si svolgevano i corsi, il rendimento scolastico ne risentiva in modo significativo. In particolare, è emerso che i “gufi” che dovevano frequentare la mattina ottenevano voti inferiori, perché a quell’ora non avevano ancora iniziato a “carburare”.

 

“Dato che il momento di massima allerta dei gufi inizia più tardi, mentre le lezioni tendono a cominciare prima, questa mancata corrispondenza colpisce i gufi più duramente, anche se pure le allodole e i fringuelli soffrono del disallineamento durante le lezioni successive – sottolinea il dottor Smarr -.  Persone diverse hanno tempistiche biologiche differenti, pertanto non esiste una soluzione unica. Piuttosto che esortare gli studenti nottambuli ad andare a letto prima, in contrasto con i loro ritmi biologici, dovremmo cercare di ‘individualizzare l'istruzione’, organizzando l'apprendimento e le lezioni in modo da sfruttare l'ora del giorno in cui un determinato studente sarà maggiormente capace d’imparare”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 12/04/2018

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