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«Vicini, vicini»: così si trasmette il virus della felicità

Trapela dagli occhi e dal viso. Scuote il corpo e la mente. E, come un incontenibile virus, si diffonde precipitosamente e “infetta” chi ci sta accanto. La felicità, dicono gli scienziati dell` Harvard Medical School, non viaggia mai sola.
I ricercatori americani hanno tracciato infatti una vera e propria mappa del “contagio” del buon umore su un campione di oltre 5 mila soggetti. Come? Ai partecipanti è stato chiesto, per un periodo lungo vent`anni, quanto si sentissero felici. A ognuno di essi è stato poi assegnato un punteggio a seconda dello stato d`animo. E, confrontando i punteggi ottenuti da ogni persona con lo stato d`animo di mogli, fratelli, amici e vicini di casa, il risultato è stato sorprendente: il sentimento della felicità si comporterebbe come una specie di pandemia.
Ogni pulsazione di gioia, infatti, partirebbe da un punto e si propagherebbe come un virus lungo tre gradi di connessione sociale, provocando effetti  positivi per un intero anno.  “È incredibile –  spiega James Fowler, che ha guidato lo studio – quanta influenza abbiano sul nostro umore le persone che ci stanno accanto: molto più di cento banconote in tasca”. Ma anche il virus “buono” della felicità ha le sue regole di contagio. Gli autori della ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, hanno infatti rilevato come sia la distanza tra i soggetti a regolare la portata di tale  meccanismo di trasmissione.
Ad esempio, se due amici abitano a mezzo chilometro di distanza e uno dei due vive un periodo positivo, l`altro ha il 42% delle possibilità in più di essere felice. Le chance però calano all`aumentare della distanza: con due chilometri le possibilità di venire contagiati si ridurrebbero infatti fino al 22%. 
Ma il buon umore può venire trasmesso in qualsiasi ambiente con il quale entriamo in contatto? Gli scienziati rispondono di no.
La legge del contagio non sarebbe infatti valida fra colleghi. L`ambiente lavorativo si comporterebbe infatti come una membrana impermeabile che blocca il flusso del buon umore da un individuo a un altro. Ma c`è di più. Nonostante il recente clamore dei social network che impazzano per la rete, secondo gli scienziati americani sorrisi ed emozioni positive non sarebbero capaci di viaggiare a cavallo dei bit. Né tanto meno attraverso i segnali elettrici del telefono. Come dire, un`ora su Facebook o una telefonata all`amica più solare non sarebbero sufficienti a renderci di buon umore.
Molte delle nostre emozioni si trasmettono infatti attraverso la cosiddetta comunicazione non verbale, che coinvolge il corpo e soprattutto la mimica facciale. Quando una persona dinanzi a noi manifesta un sentimento, nel nostro cervello si attiverebbero, per empatia e grazie all`azione dei neuroni specchio, le stesse aree che in quel momento sono attive nel cervello dell`interlocutore.
Non solo la felicità, però, è in grado di diffondersi per contagio. Basta pensare infatti a come la commozione e il pianto si propaghino rapidamente in un gruppo di persone riunite nello stesso luogo. Ma se felicità e commozione sono sentimenti in grado di propagarsi velocemente, fortunatamente non avverrebbe lo stesso per la tristezza.
“Se la persona che ci sta accanto è felice –conclude Fowler - abbiamo il 15% delle possibilità in più di esserlo anche noi. Se invece è infelice, il rischio che il malumore si propaghi cresce solo del 7%”.

di lidia baratta
Pubblicato il 05/12/2008

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