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Oms: nel mondo uno su due non ha accesso ai servizi sanitari essenziali

Per metà della popolazione mondiale la copertura sanitaria non è completa. Almeno un individuo su due non ha dunque accesso ai servizi sanitari basilari. Per tantissime persone la salute è un lusso con prestazioni e trattamenti che richiedono un considerevole esborso finanziario. Circa cento milioni di persone sono costrette a vivere con 1,9 dollari al giorno o anche meno, in condizioni di estrema povertà, perché devono pagare per ricevere cure sanitarie. Oltre 800 milioni, pari a circa il 12% della popolazione mondiale, spende almeno il 10% del proprio reddito per prendersi cura della propria salute.

La copertura sanitaria universale è il tema scelto dall'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, per l'edizione del 2018 della Giornata mondiale della Salute (World Health Day). L'iniziativa si tiene ogni anno il 7 Aprile per celebrare l'istituzione dell'agenzia dell'Onu.

Equità e inclusione sociale

I Paesi membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a perseguire la copertura sanitaria universale o a incrementarne i livelli entro il 2030. Assicurare a tutti gli individui e a tutte le comunità l'accesso completo ai servizi sanitari essenziali rientra infatti fra gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile sottoscritti dall'Onu nel 2015.

La questione è principalmente di natura economica. La copertura sanitaria è soddisfacente quando le prestazioni sanitarie sono erogate e usufruite dai singoli senza particolari conseguenze di tipo finanziario. Evitare che l'accesso ai servizi sanitari costringa gli individui a pagare di tasca propria significa ridurre il rischio di povertà dovendo ricorrere ai propri risparmi o ad altri beni per far fronte alle spese.

I servizi sanitari che devono essere garantiti dai Paesi membri includono la promozione della salute, le politiche di prevenzione, i trattamenti, la riabilitazione e le cure palliative, servizi che dovranno avere una qualità tale da migliorare le condizioni di salute di chi vi accede. Inoltre se la copertura sanitaria è universale – ricorda l'Oms – non viene garantito solo il diritto alla salute ma anche l'equità, la coesione e l'inclusione sociale.

In Italia copertura a buoni livelli

In ogni Paese la copertura dei servizi sanitari essenziali si trova a un determinato livello che l'organizzazione è in grado di misurare. I progressi verso l'universalità della copertura sono centrati su due elementi: la proporzione di persone che possono accedere a tali servizi e la proporzione di popolazione che spende una quantità considerevole del proprio reddito per questioni di salute.

Sono quattro le categorie, che includono diversi servizi sanitari, a rappresentare gli indicatori del livello e dell'equità della copertura negli Stati membri:

- la salute riproduttiva, materna, del neonato e dell'infante (con servizi come le vaccinazioni e le prestazioni pre-parto e inerenti il parto stesso);

- la gestione delle malattie infettive (con, ad esempio, il trattamento per la tubercolosi o la terapia antiretrovirale per l'HIV);

- la gestione delle malattie non trasmissibili (tra i servizi inclusi ci sono la prevenzione e il trattamento dell'ipertensione, l'attuazione delle politiche anti-fumo, lo screening per il tumore alla cervice uterina);

- l'accesso e la portata dei servizi (come l'accesso ai farmaci essenziali).

Sulla scorta di questi indicatori l'Italia si colloca a un livello alto, con un punteggio di 80 in una scala che va da 0 a 100: il 93% dei bambini riceve entro il primo anno di vita tre dosi di vaccino anti difterite-tetano-pertosse mentre il 79% dei pazienti con tubercolosi riceve un trattamento efficace.

di Vito Miraglia
Pubblicato il 09/04/2018