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Sonno, chi va a letto molto tardi ha un rischio di mortalità più alto

Meglio essere “allodole” che “gufi”. Tirar tardi la sera non è infatti un buon investimento per la propria salute. Chi si mantiene attivo a sera inoltrata, va a letto nel mezzo della notte e fa fatica a svegliarsi al mattino ha un maggior rischio di mortalità prematura rispetto a chi mantiene un ritmo sonno/veglia tarato sull'alternanza buio/luce. È quanto hanno scoperto dei ricercatori della Northwestern University e della University of Surrey (Regno Unito) in uno studio apparso su Chronobiology International.

“Si tratta di un tema di salute pubblica che non può più essere ignorato. Abbiamo bisogno di fare più ricerca su come cercare di aiutare i 'nottambuli' a gestire lo sforzo maggiore di mantenere il loro orologio biologico sincronizzato con le ore diurne”, spiega Malcolm von Schantz, tra gli autori della ricerca.

Più patologie tra i “gufi”

Lo studio è condotto su più di 433 mila soggetti di età compresa fra 38 e 73 anni. A questi è stato chiesto quale fosse il loro cronotipo, ovvero se si considerassero “tipi mattinieri”, “moderatamente mattinieri”, “tipi notturni” o “moderatamente notturni”. Per la correlazione tra la mortalità prematura e l'inclinazione naturale a mantenersi attivi di giorno o di notte il team ha considerato un arco temporale di sei anni e mezzo. Ebbene il rischio di mortalità dei “gufi” era maggiore del 10% rispetto alle “allodole” e 50 mila individui avevano più probabilità di morire in questo periodo.

Diverse ricerche in passato hanno associato l'abitudine a far tardi la sera a un peggior stato di salute e a una maggiore incidenza di patologie cardovascolari o del metabolismo. Anche in questo caso tra i nottambuli è emerso un maggior numero di casi di diabete, ma anche di disturbi psicologici e neurologici oltre che a carico dell'apparato gastrointestinale o respiratorio.

Inoltre chi va a letto più tardi – ricordano gli autori dello studio – è più sensibile al passaggio all'ora legale e all'allungarsi delle giornate: “Ci sono dei dati sulla maggiore incidenza di infarti a seguito di questo passaggio. Dobbiamo seriamente considerare se i benefici suggeriti sono maggiori dei rischi”, continua von Schantz.

Quale stile di vita?

Il cronotipo è determinato sia dalla genetica che dall'esposizione all'ambiente, pertanto c'è spazio per intervenire e sincronizzare il proprio orologio biologico su ritmi più naturali. Ad esempio è più utile esporsi più alla luce naturale e meno a quella artificiale, concentrando le proprie attività di giorno; cercare di mantenere una routine del sonno; andare a letto a orari non troppo avanzati; adottare uno stile di vita salutare nel quale il sonno riveste un ruolo centrale e riconosciuto.

Adottare uno stile di vita che incida positivamente sul proprio cronotipo significa, pertanto, evitare certe abitudini dannose: “Potrebbe essere lo stress psicologico, il mangiare a orari sbagliati, non praticare a sufficienza attività fisica, non dormire abbastanza, restare semplicemente svegli di notte, magari l'abuso di sostanze o di alcol. C'è una vasta gamma di comportamenti non salutari correlati allo stare in piedi tardi”, dice la ricercatrice Kristen Knutson. “Chi è sveglio fino a tardi – continua – potrebbe avere un orologio biologico interno che non si accorda con l'ambiente esterno”.

 

Foto: © Spectral-Design - Fotolia

di Vito Miraglia
Pubblicato il 21/08/2019