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Tumore alla prostata, marker PSA: ecco cosa sapere

Da quando è stato introdotto ha rivoluzionato la diagnosi del tumore alla prostata, tuttavia il suo eventuale impiego per lo screening è un aspetto ancora molto dibattuto in urologia. È l'esame del PSA, un marcatore del sangue, che può suggerire la presenza di una neoplasia alla prostata. Il suo utilizzo su larga scala non è esente da critiche per via delle sue ricadute in termini di sovradiagnosi e sovratrattamento, con la rilevazione di tumori che non avrebbero creato significativi problemi di salute.

Il tumore alla prostata

Dopo i 50 anni è il tumore più diffuso in Italia nel sesso maschile. Oltre due diagnosi su dieci di tumore negli ultra-cinquantenni – si legge nei Numeri del Cancro in Italia 2017 – sono di tumore alla prostata. Fino al 2003 la sua incidenza è aumentata notevolmente prima di cominciare a diminuire. Dietro questo andamento, oltre all'invecchiamento della popolazione, c'è stata la più ampia diffusione del test del PSA, un semplice esame del sangue, come strumento di diagnosi.

Cos'è

Il PSA (Prostate-specific antigen o antigene prostatico specifico) è un enzima utilizzato come marcatore per contribuire a fare diagnosi precoce del tumore alla prostata. Alti livelli nel sangue suggeriscono che le cellule della prostata si stanno comportando in modo anomalo.

Si tratta tuttavia di un marcatore organo-specifico e non tumore-specifico ovvero i suoi livelli elevati possono indicare altre condizioni a carico della prostata e non necessariamente una neoplasia, ad esempio l'ipertrofia prostatica benigna o una prostatite. Il PSA tende inoltre ad aumentare con l'avanzare degli anni. Pertanto dal test possono emergere “falsi positivi”, con PSA elevato ma senza tumore, ma anche “falsi negativi”, con PSA normale ma in presenza di tumore.

Per chi è indicato

Tra i fattori di rischio non modificabili del tumore alla prostata ci sono l'età e la familiarità. Alla luce di questi fattori, uno specialista potrebbe richiedere un esame del PSA: un individuo di sesso maschile dopo i 50 anni o con almeno 45 anni ma con casi di tumore in famiglia potrebbe sottoporsi al test.

Il PSA non è però l'unico strumento con cui fare diagnosi precoce. È prezioso, ad esempio, l'esplorazione digito-rettale delle prostata. Come ricorda la European Association of Urology, in circa il 18% dei casi il tumore è rilevato solo con questo esame indipendentemente dal marker ematico.

La conferma definitiva della presenza di un tumore può arrivare soltanto dalla biopsia, pertanto, per evitare biopsie non necessarie, la società europea indica che ai maschi asintomaci con esame rettale normale e PSA compreso fra 2 e 10 ng/mL, siano offerti altri strumenti per la valutazione del rischio tra cui un'ecografia, altri test ematici o delle urine.

Lo screening

Il “contro” principale del ricorso al test del PSA è che può contribuire a diagnosticare una neoplasia non particolarmente rilevante il cui trattamento può determinare effetti collaterali, ad esempio sul benessere sessuale. Perciò nella scelta di sottoporre il paziente al test l'urologo deve tener conto di diversi elementi che definiscano il rischio, soppesando costi e benefici.

Negli anni la questione dello screening è stata oggetto di dibattito scientifico con la produzione di diversi lavori di ricerca. Per essere efficace lo screening dev'essere in grado di ridurre la mortalità e ciò non sempre è emerso dai trial. Uno studio americano denominato Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer Screening Trial pubblicato su New England Journal of Medicine nel 2009 non ha indicato alcun vantaggio in questo senso. Sulla stessa rivista e nello stesso anno lo studio European Randomized Study of Screening for Prostate Cancer ha invece indicato una riduzione della mortalità del 20% associata, però, a un alto rischio di sovradiagnosi.

Nel 2012 il Preventive Services Task Force degli USA, un gruppo indipendente di esperti, ha preso posizione contro lo screening. Sulla stessa lunghezza d'onda si collocano le conclusioni di uno studio apparso lo scorso marzo su Jama. In una popolazione di oltre 415 mila uomini d'età compresa tra 50 e 69 anni, circa 189 mila sono stati sottoposti al PSA. Rispetto al gruppo di controllo sono stati rilevati più tumori ma il tasso di mortalità è risultato pressochè identico.

 

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 17/04/2018