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Il 95% della popolazione mondiale respira aria inquinata

Il 95% della popolazione mondiale respira aria inquinata: abita in zone caratterizzate da alti livelli d’inquinamento atmosferico. È quanto emerge dal rapporto “The state of global air 2018” pubblicato dall'organizzazione non profit Health effects institute (Hei), secondo cui le persone che vivono nell'Africa settentrionale e occidentale, nel Medio Oriente e nell'Asia meridionale correrebbero i rischi maggiori.

 

Il rapporto fornisce informazioni sull'inquinamento atmosferico esterno e domestico. Per quanto riguarda il primo tipo, le valutazioni finali sono espresse sulla base delle analisi dell'ozono e della quantità di particolato - particelle minuscole sospese nell'aria che, se inalate, possono essere pericolose per la salute – presente nell’aria. L’indagine evidenzia che questa forma d’inquinamento atmosferico rappresenta il principale fattore di rischio ambientale in tutto il mondo. Inoltre, è responsabile di un numero sostanzialmente più elevato di decessi rispetto ad altri fattori di rischio come il consumo di alcol, l’inattività fisica o l’assunzione elevata di sodio. 

 

L’inquinamento domestico è, invece, influenzato dall'uso di combustibili solidi come il legno e il carbone all'interno degli edifici. Secondo il rapporto, anche questo tipo d’inquinamento atmosferico ha un significativo impatto sulla salute e si classifica all’8° posto tra i fattori di rischio per morte prematura: soltanto nel 2016 avrebbe causato 2,6 milioni di decessi

 

Gli scienziati sottolineano che, nel complesso, l'inquinamento atmosferico da particolato e ozono e quello dovuto all’impiego domestico di combustibili solidi contribuiscono a provocare la morte di 6,1 milioni di persone - circa l'11% del totale dei decessi che si sono verificati nel 2016 in tutto il mondo. Inoltre, osservano che risulta in aumento il divario tra i paesi ricchi e quelli meno abbienti: nei primi l’aria è più pulita che nei secondi. Gli studiosi spiegano che questo avviene perché negli ultimi anni nelle nazioni più sviluppate sono state assunte misure dirette a ridurre i livelli d’inquinamento, mentre questo non è avvenuto negli stati in via di sviluppo. 

  

Gli autori evidenziano, tuttavia, che sono stati compiuti dei passi avanti nel controllo dell'inquinamento globale e che anche paesi fortemente inquinati come la Cina e l'India stanno introducendo norme più severe per limitare le emissioni di sostanze nocive. “Ci sono ragioni per essere ottimisti, anche se c'è ancora molta strada da fare – afferma Bob O'Keefe, Vicepresidente di Hei -. I social media svolgono un ruolo molto importante, perché grazie ad essi un numero crescente di individui ha accesso ai dati e ai dibattiti sull'inquinamento atmosferico. Adesso le persone hanno la possibilità di preoccuparsi non solo del cibo che mangiano e del fatto di avere un tetto sopra la testa, ma hanno i mezzi per discutere di questi problemi in pubblico”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 19/04/2018