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Caffè, funziona come protettore dal diabete?

Il consumo regolare di caffè potrebbe ridurre del 30% il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nutrition Reviews da Mattias Carlström e Susanna C. Larsson, due ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), secondo cui l’effetto protettivo della bevanda sarebbe dovuto alle sue proprietà antiossidanti.

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno esaminato i risultati di 30 studi che avevano coinvolto 1.185.210 partecipanti. Al termine dell’analisi, hanno osservato che l’assunzione quotidiana di caffè potrebbe ridurre di circa il 30% le probabilità di essere colpiti da diabete di tipo 2. In particolare, il rischio diminuirebbe del 7% per ogni tazzina di caffè con caffeina e del 6% per ogni caffè decaffeinato bevuti al giorno. Per comprendere le cause di questo fenomeno, gli scienziati hanno esaminato i meccanismi biochimici della bevanda, scoprendo che l’effetto benefico sarebbe dovuto alle sue proprietà antiossidanti. Il consumo regolare e prolungato di caffè, secondo gli esperti, sarebbe infatti in grado di ridurre lo stress ossidativo che risulta collegato non solo allo sviluppo di problemi cardiovascolari, metabolici e renali, ma anche all'insorgenza del diabete di tipo 2.

 

Molte indagini, aggiungono gli studiosi, hanno anche rilevato che l’assunzione regolare di caffè può abbassare i livelli dei marcatori pro-infiammatori e, di conseguenza, l'infiammazione cronica di basso grado, che è stata associata ai disturbi cardiovascolari e metabolici, come appunto il diabete di tipo 2. Inoltre, diverse ricerche hanno scoperto che il consumo moderato di caffè, pari a 3-5 tazzine al giorno, proteggerebbe anche dal tumore al fegato e all'endometrio e ridurrebbe fino al 27% il rischio di sviluppare l’Alzheimer. I due scienziati svedesi concludono che sono necessari ulteriori studi a lungo termine per confermare l'efficacia del caffè nel ridurre il rischio di diabete di tipo 2 e per individuare i meccanismi che sono alla base di questo effetto protettivo.

   

Foto: © umbertoleporini - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 19/04/2018