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Salute degli italiani, le due velocità della sanità tra Nord e Sud

Confermato anche nel 2017 il divario tra Nord e Sud Italia in ambito sanitario: nel Settentrione diminuiscono le morti per tumori e malattie croniche, mentre nel Meridione l'aspettativa di vita tende ad abbassarsi. Lo rivela la XV° edizione del “Rapporto Osservasalute”, pubblicato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane dell'Università Cattolica di Roma, secondo cui mentre nelle regioni del Centro-Nord i sistemi sanitari appaiono efficienti, in quelle meridionali resta elevata la mortalità per patologie prevenibili attraverso adeguati interventi di sanità pubblica.

 

L’indagine evidenza che l’Italia procede a due velocità diverse, come dimostrerebbe la disparità riscontrata tra Nord e Sud nella capacità di prevenire e curare alcuni tipi di tumore. “Il decennio appena trascorso ha confermato una situazione da tempo nota e tollerata: il profondo divario fra Nord e Meridione sia nelle dimensioni della performance analizzate, sia nella qualità della spesa pubblica e, nello specifico, di quella sanitaria – si legge nel Rapporto -. È la sopravvivenza per tumori che mostra una certa variabilità geografica. Nelle aree del Centro-Nord è largamente omogenea per tutti i tipi esaminati, indicando una sostanziale equivalenza non solo dei trattamenti, ma anche delle strategie di diagnosi (introduzione dei programmi di screening). Al Sud e Isole, invece, risulta generalmente inferiore della media del Centro-Nord”.

 

Inoltre, mentre nelle regioni settentrionali i decessi per cancro e malattie croniche sono diminuiti del 20% in 12 anni, al Sud il tasso di mortalità per queste patologie è più elevato di una percentuale compresa tra il 5 e il 28%. In particolare, nel 2015, la Provincia Autonoma di Trento presentava il tasso più basso d’Italia (195,6 per 10 mila abitanti), mentre la Campania quello più alto (297,3 per 10 mila abitanti), con un valore maggiore del 22% rispetto a quello nazionale.

 

Per quanto riguarda, infine, l’attuazione dei programmi di screening per la prevenzione dei tumori, “gli effetti dell’introduzione di misure efficaci di prevenzione secondaria sono visibili nelle aree del Paese dove si è iniziato prima e dove la copertura è ottimale – scrivono gli autori del Rapporto -. Una documentata minor copertura di popolazione e una ritardata implementazione degli screening organizzati sono fattori da considerare per spiegare le diverse performance osservate nel Paese. Ad esempio nella PA autonoma di Trento lo screening preventivo per il tumore del colon retto raggiunge una copertura del 72% della popolazione, mentre nella regione Puglia la copertura degli screening preventivi per questo tumore arriva appena al 13%".

 

Foto: © VILevi - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 23/04/2018