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Il legame nascosto tra il microbiota intestinale e il cuore

In caso d’insufficienza cardiaca, rimuovere il microbiota intestinale potrebbe migliorare il funzionamento del cuore e ridurre l’entità dei danni cardiaci. Lo suggerisce uno studio presentato durante il convegno: “2018 Experimental Biology meeting”, che si è svolto a San Diego (Usa) dal 21 al 25 aprile, dagli scienziati della Tufts University di Medford (Usa). Secondo gli autori, i batteri presenti nell’apparato gastrointestinale sarebbero in grado di aumentare la produzione delle cellule immunitarie T, che nei pazienti con insufficienza cardiaca s’infiltrano nel cuore provocando un'infiammazione e peggiorando ulteriormente le condizioni dell’organo debilitato. 

 

“Il nostro laboratorio studia il modo in cui l'intestino interagisce con il cuore attraverso le cellule T - spiega Francisco J. Carrillo-Salinas, che ha diretto la ricerca -. Dato che l'intestino è il maggiore serbatoio di cellule T e di batteri dell’organismo, modificando il microbiota potremmo modulare l'attivazione delle cellule T e i cambiamenti nel cuore che portano allo scompenso cardiaco”.

 

Per scoprire il modo in cui il microbiota intestinale influenza l'attività delle cellule T nel cuore, gli studiosi hanno esaminato il funzionamento cardiovascolare in due gruppi di topi, di cui uno ha ricevuto un cocktail di antibiotici ad ampio spettro per cinque settimane, che ha eliminato completamente i batteri presenti nell'intestino dei roditori. Tutti gli animali hanno poi subito una procedura diretta a modificare l'aorta in modo da simulare gli effetti dell'insufficienza cardiaca negli esseri umani. L’esperimento ha dimostrato che la capacità del cuore di pompare il sangue era significativamente migliore nei topi che avevano assunto gli antibiotici. Inoltre, questi ultimi presentavano anche meno danni al tessuto cardiaco rispetto agli altri. 

 

“Dato che la completa sterilizzazione dell'intestino ha migliorato alcuni modelli sperimentali di malattie mediate dalle cellule T, i nostri risultati confermano la nostra ipotesi iniziale – osserva il dottor Carrillo-Salinas -. È sorprendente osservare che la funzione cardiaca è completamente conservata, e non vediamo l'ora di verificare ciò che accade nel cuore dopo che batteri diversi ricolonizzano l'intestino”.

 

Secondo gli esperti, le cellule T vengono attivate nei linfonodi situati più vicino al cuore, s’introducono all’interno dell’organo e qui contribuiscono alla progressione dello scompenso cardiaco rilasciando le citochine e spingendo il cuore a ingrandirsi e a formare tessuto cicatriziale. Nei topi che hanno ricevuto gli antibiotici, tutti questi cambiamenti non si sono verificati

 

“Capire come il microbiota intestinale influenzi organi distanti come il cuore favorirà lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici volti a prevenire il peggioramento delle condizioni dei pazienti a cui è stata recentemente diagnosticata un’insufficienza cardiaca - conclude Carrillo-Salinas -. I nostri risultati dimostrano che la deplezione del microbiota intestinale previene la disfunzione cardiaca, e pongono le basi per lo svolgimento di ulteriori studi volti a determinare quali componenti del microbiota siano responsabili della progressione dello scompenso cardiaco”.

 

Foto: © Dmytro Tolokonov - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 14/05/2018