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Tumore prostata: arriva test del sangue, niente più biopsia

Meno biopsie inutili e diagnosi più accurate di tumore alla prostata. Merito di un nuovo test – un esame del sangue – che si è dimostrato in grado di evitare oltre il 40% di biopsie. È l'IsoPSA, un marcatore più specifico del PSA standard con il quale identificare con più precisione i pazienti ad alto rischio oncologico. A metterlo a punto, e a validarlo ulteriormente, è stato un team di ricercatori della Cleveland Clinic di Cleveland (Stati Uniti). I risultati sono stati presentati nel corso dell'ultimo congresso della congresso dell'American Urologica Association.

Un prelievo per il rischio tumore

Il ruolo del test del PSA è ormai consolidato nella partica clinica ma il suo utilizzo è tuttora controverso. È un enzima utilizzato come marcatore, misurato attraverso un semplice esame del sangue, per fare diagnosi di tumore prostatico: valori elevati del marcatore indicano maggiori probabilità che l'uomo possa aver sviluppato un tumore.

I rischi dell'uso del PSA sono dunque legati alla sovradiagnosi e al sovratrattamento: “Per essere clinicamente utile, un marcatore deve essere specifico per un tipo di organo e un tipo di tumore. Mentre il PSA lo è per l'organo, ovvero la prostata, non lo è per il tumore prostatico portando a inaccuratezza diagnostica e troppe biopsie non necessarie”, spiega il coordinatore della ricerca Eric Klein.

In altre parole il PSA elevato indica che alla prostata sta succedendo qualcosa ma che la causa potrebbe non essere il tumore. Patologie come l'ipertrofia prostatica benigna determinano un aumento del valore del PSA o anche semplicemente l'età. Per questo il test può comportare la rilevazione di “falsi positivi”, con valori elevati di PSA ma senza la presenza del tumore.

Risultati incoraggianti da diversi studi

Nel tentativo di contenere gli “effetti collaterali” del test del PSA i ricercatori hanno perfezionato un nuovo biomarcatore proteico chiamato IsoPSA. Gli ultimi dati, relativi a una nuova popolazione, confermano i risultati di precedenti studi preliminari e di validazione dai quali era emerso, rispettivamente, un calo del 45,1% e del 47% di biopsie inutili. L'IsoPsa si era dimostrato uno strumento efficace per distinguere i tumori ad alto grado (indice di una maggiore aggressività della neoplasia) da quelli a basso grado o benigni.

“Questo studio – aggiunge Klein – mostra che il test può rilevare un tumore a maggior grado in maniera più accurata e ridurre il tasso di biopsie non necessarie nei pazienti a basso rischio di malattia”.

Il tumore alla prostata è il tumore più diffuso nel sesso maschile in Italia, con il 18% di tutte le diagnosi oncologiche, come si legge nei Numeri del Cancro in Italia ed. 2017. In termini di mortalità è invece al terzo posto: a dieci anni la percentuale di sopravvivenza è pari al 90%.

 

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 21/05/2018