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Camminare velocemente per vivere più a lungo?

Camminare fa bene alla salute, ma farlo velocemente è ancora meglio. Chi cammina a passo svelto, infatti, ha un rischio di mortalità, generale e cardiovascolare, ridotto. È quanto hanno osservato dei ricercatori provenienti da diverse università e coordindati dalla University of Sydney (Australia): “Separare gli effetti di un aspetto specifico dell'attività fisica e capire la sua potenziale associazione causale con la mortalità prematura è complesso”, spiega il professor Emmanuel Stamatakis dell'ateneo australiano. “Assumendo che i nostri risultati riflettano un nesso causa/effetto, l'analisi suggerisce che aumentare il passo può essere un modo diretto per migliorare la salute del cuore e il rischio di mortalità precoce”. 

 

Questo può essere un semplice messaggio da sottolineare nelle campagne di promozione dell'attività fisica per il benessere della popolazione generale: “Soprattutto in quelle situazioni in cui camminare di più non è possibile, per mancanza di tempo o perché non ci sono luoghi in cui poterlo fare agevolmente, camminare veloce può essere una buona opzione per far battere il cuore più velocemente”, aggiunge Stamatakis. 

 

Nessuna relazione con mortalità oncologica 

 

Il lavoro è stato pubblicato su British Journal of Sports Medicine. Il team di studiosi ha cercato di determinare l'associazione tra il passo tenuto mentre si cammina e la mortalità, sia da tutte le cause, che per malattie cardiovascolari e da tumore. Sono stati analizzati i dati di undici sondaggi realizzati in Inghilterra e Scozia realizzati tra il 1994 e il 2008. I dati sono stati corretti dall'effetto dei possibili fattori confondenti come intensità e quantità totale dell'attività fisica, età, sesso e Indice di massa corporea. 

 

Nell'analisi sono stati inclusi i dati di 50 mila 225 soggetti: “Il ruolo specifico del passo tenuto mentre si cammina – indipendentemente dal livello di attività fisica – ha ricevuto poca attenzione. Camminare a passo medio o veloce è risultato associato a una riduzione significativa della mortalità generale e cardiovascolare. Non sono emerse prove per suggerire un effetto anche sulla mortalità da tumore”, aggiunge Stamatakis. 

 

In particolare un passo medio è stato associato a una riduzione, rispettivamente, del 20% e del 24% per la mortalità generale e cardiovascolare. Il passo rapido, invece, è stato correlato a un taglio del 24% e del 21% del rischio di mortalità per tutte le cause e per malattie cardiovascolari

 

Camminare, sudare ed essere in grado di parlare 

 

Non sono emerse indicazioni particolari circa il ruolo del sesso e dell'Indice di massa corporea, invece, per quanto riguarda l'età, gli effetti protettivi della camminata sono risultati maggiori per le persone in là con gli anni. Nei sessantenni e in quelli ancora più anziani la riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare era del 46% con un passo medio e del 53% a passo veloce. 

 

Ma quando la camminata può essere considerata veloce? “Lo è generalmente a una velocità di 5-7 chilometri l'ora. Un indicatore alternativo è camminare tenendo un passo che, con un'attività prolungata, possa far aumentare leggermente il respiro e far sudare”, conclude il professore. Le linee guida internazionali raccomandano di fare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata, proprio come quella che si fa camminando a passo svelto. L'intensità è moderata se chi pratica attività fisica avverte un battito cardiaco accellerato e un respiro più veloce o semplicemente riesce a parlare ma non a cantare.

 

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 05/07/2018

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