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All'orizzonte una terapia che immunizza dallo stress?

Un batterio che possa aiutare il cervello a resistere allo stress grazie a un'azione antinfiammatoria. È su quanto stanno lavorando dei ricercatori della University of Colorado di Boulder (Stati Uniti). L'efficacia dell'immunizzazione fornita dal batterio è stata riscontrata su cavie tuttavia, se le evidenze dovessero essere confermate in trial clinici, si potrebbe arrivare a definire una sorta di terapia a base di probiotici con cui proteggere, ad esempio, dagli effetti del disturbo da stress post traumatico o dell'ansia oppure nuovi trattamenti per la depressione. 

 

“Nei roditori – spiega uno dei ricercatori, Matthew Frank – abbiamo visto che un particolare batterio, il Mycobacterium vaccae, crea un ambiente antinfiammatorio nel cervello. Se si potesse replicare ciò negli esseri umani si potrebbero avere ampie implicazioni per un certo numero di malattie neuroinfiammatorie”. 

 

Il cervello resiliente allo stress 

 

La relazione tra infiammazione, stress e disturbi dell'umore è oggetto di ricerca. Alcuni studi hanno suggerito che l'infiammazione indotta dallo stress a livello cerebrale può aumentare il rischio di tali disturbi anche perché impatta sui neurotrasmettitori che modulano l'umore come la dopamina. Sono state fornite anche importanti evidenze circa gli effetti indotti da un trauma, una malattia o un intervento chirurgico. Questi sono in grado di sensibilizzare alcune regioni del cervello inducendo una risposta infiammatoria a successivi fattori stressogeni che può portare a declino cognitivo e disturbi dell'umore. 

 

La ricerca, pubblicata su Brain, Behavior and Immunity, prende le mosse da un precedente studio della stessa università sempre incentrato su questo batterio. I topi ai quali era stata somministrato il M.vaccae e poi messi a contatto con un maschio aggressivo per 19 giorni, mostravano con una frequenza inferiore un comportamento paragonabile a quello ansioso, con un rischio inferiore di colite o infiammazione dei tessuti periferici. 

 

In questo nuovo studio si è cercato di vedere cosa comportasse la presenza di questo batterio a livello cerebrale: “Abbiamo visto che il M. vaccae bloccava gli effetti dello stress creando nel cervello un fenotipo resiliente allo stress”, aggiunge Frank. 

 

Gli effetti sull'ippocampo 

 

Il team di ricerca ha inoculato per tre volte, a distanza di una settimana, il batterio in alcuni topi maschi. A otto giorni dall'ultima iniezione questi avevano livelli significativamente più alti di una proteina anti-infiammatoria, l'interleuchina 4 nell'ippocampo, la regione responsabile della modulazione della funzione cognitiva, dell'ansia e della paura. 

 

L'esposizione ai fattori stressogeni cosa comportava? Gli animali immunizzati mostravano livelli inferiori di una proteina indotta dallo stress, chiamata HMGB1, che sembra avere un certo ruolo nella sensibilizzazione del cervello all'infiammazione. Inoltre il batterio bloccava la riduzione indotta dallo stress di CD200R1, un recettore chiave per mantenere le cellule gliali (cellule immunitarie del cervello) a uno stato antinfiammatorio. E come nel precedente studio le cavie trattate mostravano un comportamento meno “ansioso” dopo essere state esposte alla fonte di stress.

 

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 30/08/2018