Logo salute24

Malattie autoimmuni e infiammatorie, il nuovo approccio terapeutico è italiano

L’impiego di nanovescicole derivate da cellule staminali mesenchimali potrebbe migliorare il trattamento delle malattie autoimmuni e infiammatorie. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports dagli scienziati italiani dell’Università di Verona coordinati dal professor Bruno Bonetti, secondo cui il nuovo approccio terapeutico potrebbe essere applicato ai pazienti affetti da sclerosi multipla, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, psoriasi e diabete mellito insulino-dipendente.

 

Nel corso della sperimentazione, i ricercatori hanno verificato gli effetti della terapia basata su nanovescicole, che si fonda sulla capacità di queste strutture di trasportare e rilasciare molecole terapeutiche derivate da cellule staminali. Hanno così osservato che il nuovo approccio risulta in grado d’impedire la formazione di focolai infiammatori e il conseguente danno tessutale nel sistema nervoso centrale, nei casi di encefalomielite sperimentale autoimmune - che rappresenta il modello più utilizzato di sclerosi multipla. “I fattori scatenanti di tale patologia non sono noti con certezza, ma numerose evidenze cliniche e sperimentali indicano che alla base vi è una reazione del sistema immunitario che individua quale bersaglio dei suoi linfociti il rivestimento dei neuroni, la mielina, compromettendone così la capacità di condurre gli impulsi elettrici all’interno del cervello – spiegano gli autori -. All’infiltrazione nel tessuto cerebrale di cellule immunitarie chiamate linfociti T, è correlata la comparsa dei segni clinici e patologici di disfunzione del sistema nervoso centrale tipici della sclerosi multipla. La ricerca scaligera ha dimostrato che il trattamento con nanovescicole inibisce l’attivazione dei linfociti T (misurata come proliferazione e rilascio di mediatori infiammatori), che sono elementi patogenetici fondamentali nello sviluppo delle malattie autoimmuni”.

 

Gli scienziati hanno poi scoperto, grazie all’impiego di tecniche avanzate di microscopia intravitale, che le nanovescicole sono capaci di arrestare la migrazione dei linfociti circolanti all’interno del cervello, un processo fondamentale per lo sviluppo della sclerosi multipla. “In tutte le malattie infiammatorie il primum movens della riposta immunitaria è rappresentato dalla migrazione delle cellule immuni circolanti, chiamate anche globuli bianchi o leucociti, dai vasi sanguigni nei tessuti dove si sviluppa il processo patologico – precisano gli esperti -. Nel caso di malattie infiammatorie non dovute ad infezioni, come le malattie autoimmuni, il processo infiammatorio e la migrazione dei leucociti non hanno più un ruolo di difesa dell'organismo, ma un ruolo patologico critico provocando un importante danno tessutale. Infatti, le malattie autoimmuni sono dovute a un “errore” del sistema immunitario, il quale dirige le proprie potenzialità offensive contro tessuti propri dell’organismo anziché contro gli agenti infettivi. Ne derivano gravi danni tessutali con conseguente sviluppo di malattie diverse a seconda dell’organo e tessuto colpito. L’inibizione del traffico leucocitario costituisce quindi un approccio terapeutico molto potente nelle malattie autoimmuni e l’utilizzo della terapia a base di nanovesicole potrebbe impedire l’entrata di cellule leucocitarie dannose nei tessuti bersagliati dal sistema immunitario”.

 

Foto: © WavebreakmediaMicro - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 29/06/2018