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Dietro l'infertilità un'alterazione del microbioma testicolare?

Una diversa popolazione di batteri nei testicoli potrebbe essere correlata all'infertilità. Un gruppo di ricercatori dell'Ospedale San Raffaele di Milano ha esaminato la relazione tra l'azoospermia, ovvero l'assenza totale di spermatozoi nel liquido seminale, dunque causa di infecondità, e la composizione del microbioma del tessuto testicolare. Un primo risultato dello studio, pubblicato su Human Reproduction, è che si è data prova della presenza di batteri in un tessuto che si considerava microbiologicamente sterile.

Le indicazioni emerse dalla ricerca, inoltre, potrebbero contribuire, in caso di ulteriori conferme, alla definizione di un trattamento per l'infertilità attraverso la correzione degli squilibri nel microbioma testicolare.

Una causa di infecondità

L'azoospermia è una condizione che colpisce circa l'1% degli uomini. La cosiddetta azoospermia non ostruttiva è la forma più grave di infertilità e in otto casi su dieci si presenta in una forma idiopatica, ovvero non ha una causa nota. Inoltre, sottolineano i ricercatori che citano recenti studi, l'infertilità maschile è stata associata a un maggior rischio di tumore, patologie cardiovascolari e disturbi del metabolismo.

É stato poi osservato un fenomeno di invecchiamento precoce nei tessuti di giovani maschi non fertili. Per tutti questi motivi è dunque cruciale comprendere i meccanismi biologici alla base dell'azoospermia, per una questione di salute generale e non solo di benessere sessuale dell'uomo.

Due microbiomi testicolari

Diversi studi condotti su modelli animali hanno sottolineato il ruolo del microambiente extracellulare nella produzione degli spermatozoi. E il microbioma batterico è proprio uno dei più importanti elementi che costituiscono questo microambiente. Ad esempio si è visto che i batteri del tratto intestinale possono avere un certo impatto su organi vicini e lontani, intervenendo in diversi processi come la circolazione del testosterone e degli estrogeni che riguarda anche la produzione degli spermatozoi.

Sul microambiente del tessuto testicolare si sono così concentrati i membri del team di ricerca che ha analizzato i campioni di tessuto di quindici uomini. Di questi, dieci soggetti erano interessati da azoospermia non ostruttiva idiopatica e cinque erano invece soggetti sani.

Grazie a particolari tecniche altamente sensibili per l'amplificazione del DNA batterico, gli scienziati hanno indicato la presenza di batteri nel tessuto dei testicoli, fra gli organi che ancora non erano stati inquadrati dal punto di vita microbiologico: “Questa è la prima dimostrazione in assoluto del fatto che il microambiente testicolare, a differenza di quanto abbiamo sempre pensato, non è sterile. Nei tessuti testicolari esistono dei batteri e possiamo supporre che abbiano un ruolo rilevante nei processi fisiologici che lo riguardano, come accade nel resto dei tessuti e sistemi umani studiati fino a ora”, spiega Andrea Salonia, fra gli autori dello studio.

In dettaglio si è visto che la composizione del microbioma testicolare era diversa tra soggetti sani e soggetti con azoospermia. Nei primi il numero di batteri è più basso ma più variegato, con la presenza di tutti e quattro i principali gruppi di microrganismi; in caso di azoospermia, invece, ci sono più batteri ma meno diversificati non essendoci i gruppi dei Bacteroidetes e quello dei Protobacteria. Se i risultati dovessero essere confermati, l'intervento sul microbioma testicolare potrebbe rappresentare una forma per il trattamento dell'infertilità maschile grazie a terapie traslazionali. Potrebbero inoltre essere definiti nuovi marcatori clinici per diagnosticare e trattare l’azoospermia.

 

 

Foto: Pixabay

di redazione
Pubblicato il 13/02/2019